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Bassano del Grappa
Museo della Ceramica
NOTIZIE STORICHE
Palazzo Sturm, con i suoi sette piani, sorge in uno dei siti più splendidi e scenografici di Bassano, a picco sul fiume in prossimità del "Porto di Brenta", dove un tempo attraccavano merci e passeggeri, i quali poi nel breve tratto di Via Portici Lunghi giungevano nel cuore della città. Fu costruito nel 1750 dalla famiglia dei Ferrari, facoltosi industriali e mercanti di seta, unendo diversi edifici di origine più antica, tra cui, forse, alcuni opifici, a nord dei quali venne aggiunto nel 1765-1766, probabilmente ad opera di Daniello Bernardi, un nuovo corpo di fabbrica, contrassegnato da un pronao ionico, frutto del clima illuministico che a Bassano andava riscoprendo il palladianesimo e la sintesi tra ragione e natura. Al 1756 risalgono gli affreschi del salone d'ingresso che culminano con la "Caduta dei Giganti" del soffitto, quelli della stanza successiva, con la scena di "Venere che dona le armi ad Enea" e le sovrapporte con putti, virtù e scenette agresti degli altri vani. L'impresa pittorica è dovuta al veronese Giorgio Anselmi (1723-1797), discepolo del Balestra. I dipinti dell'alcova, illustranti episodi dell'Antico Testamento, sono di Gaetano Zompini (1700-1778). Qualificato all'esterno da un articolata volumetria e da terrazze a giardino digradanti sul fiume, questa affascinante dimora privata settecentesca è caratterizzata dall'interno vario e pittoresco nei percorsi, nelle quote dei piani, negli affacciamenti a sorpresa, in cui anche altri ambienti sono degni di menzione. Tra essi la scala, ricca di ferri battuti, la luminosa e vasta sala-veranda e soprattutto il boudoir. Questo salottino si apre come padiglione di bisquit, coronato dal soffitto a calotta che ne accentua il senso di raccolta intimità, mentre un sistema di specchi moltiplica la fitta decorazione di stucchi, che è una delle più rilevanti creazioni rococò del Veneto, riprendendo l'ispirazione della sala d'ingresso. Dopo aver accolto alcune delle grandi mostre tenutesi a Bassano dal 1972, il piano nobile del palazzo, nel frattempo accuratamente restaurato, ospita la Sezione Ceramica del Museo Civico di Bassano. La collezione, costituita da diverse centinaia di pezzi, è disposta cronologicamente, a partire dai più antichi frammenti medievali di ceramica graffita rinvenuti in diversi scavi cittadini e soprattutto nel Castello di Santa Maria in Colle. Uno spazio destinato a crescere è riservato alla Manifattura Manardi, che aveva la propria sede nella vicina Via Portici Lunghi. Si tratta di una fabbrica molto importante, detentrice, a partire dal 1669, dell'esclusiva della produzione di maiolica nella Repubblica di Venezia. Una serie di bellissime maioliche, tradizionalmente attribuite a questa manifattura con il nome convenzionale di "Angarano", non hanno trovato riscontri documentari ne' di scavo. Si espongono dunque piatti, pezzi di forma, orcioli da farmacia in cui è chiara la derivazione dallo stile compendiario faentino o dalla maiolica azzurata savonese, mentre altri recano l'influenza lodigiana o delle celebri maioliche di Iznik in Turchia. La mobilità degli operatori del settore ceramica, l'emulazione produttiva tra i diversi centri, le politiche protezionistiche locali sono tra le ragioni che incentivarono un ricco scambio di forme e di modelli decorativi tra i diversi luoghi di produzione. Nei primi decenni del Settecento contemporaneamente alla decadenza della fabbrica dei Manardi di Bassano, sull'altra sponda del Brenta, a Nove, venne fondata quella che sarà la più importante fabbrica di maiolica del Veneto: la manifattura Antonibon. Giovan Battista Antonibon ottiene numerose esenzioni dal Governo Veneziano nel 1732, quando la sua azienda è già solidamente avviata. Nel 1737, Pasquale succede al padre avviando il periodo di massimo splendore della azienda. Il modellato dei suoi pezzi si arricchisce senza appesantirsi in forme di invenzione, angolate e baccellate, eseguite a stampo. Grandi "centri tavola" con alzate, vasche rinfrescatolo, zuppiere, tazze da brodo accanto a catini o piatti dal profilo mistilineo ospitano straordinari decori reinventati da pittori novesi "alla maniera di Delft" o seguendo la moda europea della cineseria, oppure dialogando con gli ornati dei tessuti o con i generi della pittura da cavalletto. Le maioliche Antonibon sono presentate seguendo lo sviluppo dei decori: dal bianco e blu, al "ponticello", al "tacchiolo" o "blansèr", alla rosa, alla frutta sino agli ornati a piccolo fuoco "ad uso di Marsiglia" introdotti a partire dal 1775. Motivi ancora più vari compaiono sulle piastrelle. Dal 1752 l'attenzione di Pasquale Antonibon si rivolge anche alla porcellana, materiale preziosissimo a lungo importato dalla Cina e poi prodotto in Europa, dopo infiniti tentativi, solo dall'inizio del Settecento. La produzione di porcellana di Antonibon è testimoniata sia da una grande varietà di forme e di finissime decorazioni pittoriche, tra cui si distinguono quelle di Giovanni Marcon, sia da piccole sculture modellate da artefici quotati come Domenico Bosello, Pietro Girardi, Sebastiano Lazzari, Pietro Varion. Sotto la gestione di Giovanni Maria Baccin nel 1786 venne avviata anche la fabbricazione di un nuovo materiale, che sull'esempio anglosassone divenne subito di gran moda per la sua economicità e leggerezza: la terraglia. I soggetti pittorici furono rinnovati e più rapida e sintetica fu l'esecuzione dei decori grazie all'uso di spolveri, mascherine, spugnette e buranelle. In queste Ceramiche Popolari, riscoperte nel Novecento da artisti e intellettuali, protagonisti sono il lavoro dei campi, le arti per via, i religiosi, gli svaghi del tempo libero, la natura. Il piano inferiore è interamente dedicato alla ricerca ceramica contemporanea testimoniata dalle opere di numerosi artisti di valore internazionale.
Museo della Ceramica
Museo della Ceramica
AGGIORNAMENTO 2010
SEDE Palazzo Sturm - Via Schiavonetti
PROPRIETÀ pubblica
TELEFONO 0424/524933-522235 - 523336

ORARIO
Mar. - Sab. 9,00-13,00/15,00-18,00
Dom. e festivi 10,30-13,00/15,00-18,00
www.vivibassano.it
info@museobassano.it

INGRESSO intero Euro 4,00; ridotto Euro 3,00
Segnalainvia
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