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NOTIZIE STORICHE
Il Palazzo Chiericati venne progettato dal Palladio per Girolamo Chiericati nel 1551 e subito iniziato a partire dall'ala meridionale. Alla morte di Girolamo i lavori vengono proseguiti dal figlio Valerio che, circa il 1578/79, provvede anche alla decorazione della parte completata ossia l'ala meridionale corrispondente al portico e alla loggia, più il primo intercolunnio del previsto settore centrale. Detta decorazione vede impegnati gli affrescatori Domenico Brusasorzi, Giambattista Zelotti, Eliodoro Forbicini, Giannantonio Fasolo e lo stuccatore Bartolomeo Ridolfi. La costruzione del Palazzo, interrotta nel 1609 alla morte di Valerio Chiericati, verrà ripresa soltanto negli ultimi decenni del '600, molto probabilmente sotto la direzione di Giacomo e Carlo Borella, che si attennero, in linea di massima, al progetto palladiano, solo aggiungendovi la sistemazione del non previsto prospetto settentrionale verso il Corso. Nel 1838 il Palazzo passa in proprietà del Comune di Vicenza che lo destina a sede del Museo Civico: i relativi necessari restauri furono però compiuti soltanto tra il 1853 e il 1855, sotto la direzione di Giovanni Miglioranza, inaugurandosi finalmente il Museo il 18 agosto 1855. Presto rilevatasi insufficiente detta sede, si provvide a un ampliamento del Palazzo, con l'erezione di una vasta ala verso occidente su disegno di Giovanni Bellio (1866-1867). Ulteriore edificio destinato agli uffici ed alla biblioteca sarà aggregato, a sud del Palazzo palladiano, negli anni cinquanta, su progetto dell'arch. Fausto Franco.
LE RACCOLTE DEL MUSEO
Le raccolte del Museo Civico di Vicenza si costituiscono sin dal 1820, quando l'allora Congregazione di Carità cede in deposito al Comune vicentino alcuni suoi dipinti che, con altri già di proprietà comunale, vengono in un primo momento esposti nell'antico Palazzo comunale, adiacente ad est della Basilica Palladiana. Successivamente le Collezioni pubbliche si accrescono con i generosi lasciti di Paolina Porto-Godi (1825), di Gianbattista Velo (1830), di Carlo Vicentini dal Giglio (1834), di Gabriele Serbelloni (1841), di Giampaolo Vajenti (1851), ai quali si uniscono minori contributi di Giovanni Testa (1853) e Clemente Barbieri (1854-1855). Nel 1837 Gaetano Pinali donava al Museo il suo Corpus di disegni rinascimentali di Architettura, tra i quali alcuni, particolarmente preziosi, autografi del Palladio. Nel frattempo le così costituitesi Raccolte comunali venivano trasferite dapprima (1832) nel Salone della Confraternita dei Rosii, sopra l'antico Oratorio di S. Cristoforo, per passare quindi definitivamente (1855) nell'attuale sede di Palazzo Chiericati. Recentemente (1988-89) è sopraggiunta la donazione della Collezione Pozza-Quaretti, comprendente opere di pittura e scultura contemporanee. Attualmente le raccolte del Museo Civico di Palazzo Chiericati sono ordinate, ad esclusione - per mancanza di spazio idoneo - del pur cospicuo materiale ottocentesco e contemporaneo, al piano nobile del Palazzo palladiano e al secondo piano dell'adiacente ala moderna. Al piano terra, nell'ala settentrionale è invece esposta la sola Collezione contemporanea Pozza-Quaretti, comunque degnamente rappresentativa dei movimenti artistici più recenti (opere di Carrà, De Pisis, Guidi, Lincini, Maccari, Oppi, Tancredi, per ricordare i maggiori). Sempre al piano terra trovano posto, nell'ala meridionale, importanti pezzi di scultura: tre statue attribuibili a Giovanni o Agostino de' Fondulis, le due effigi di Francesco Sforza e la moglie Bianca Maria, lavoro di Alberto Maffioli di Carrara, due Talamoni di scalpello veneto tra Cinque e Seicento. Il percorso museale è impostato con criteri cronologici. Inizia con una Sezione dedicata alla scultura e pittura trecentesca, sezione in cui spiccano, assieme ad un Polliticio di Paolo Veneziano, frammenti di affreschi e tavole di Battista da Vicenza.
Nella successiva Sezione quattrocentesca si uniscono ai Maestri locali, raccolti intorno a Bartolomeo Montagna, Giovanni Buonconsiglio, Marcello Fogolino e Giovanni Speranza, capolavori di diversa provenienza, dalla "Crocefissione" di Hans Memling (pannello centrale del famoso "Trittico Van Crabbe") ad opere di Scuola lombarda e veronese. Per quanto riguarda il Cinquecento, il Museo vanta lavori di Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto, Lorenzo Lotto, Giannantonio Fasolo, Battista Zelotti, Jacopo Bassano e la sua cerchia, nonché notevoli testimonianze di altri artisti dell'ambiente veneto. Si accompagnano opere di Jacopo Sansovino, Alessandro Vittoria e Valerio Belli. Il Seicento è rappresentato anzitutto dai Maestri locali Francesco Maffei e Giulio Carpioni, ai quali si uniscono testimonianze validissime di Luca Giordano, del Saraceni, dello Zanchi, di Pietro e Marco Liberi, del Bellucci e del Dorigny. Non mancano alcuni capolavori di altra provenienza, dalla celebre tela con "Le Età dell'Uomo" di Van Dyck, alla deliziosa "Madonna dei Velluti" di Bruegel, alla "Erodiade" di Francesco del Cairo. Prove autorevolissime del Settecento veneto sono le tele di Francesco e Giambattista Pittoni, di Giambattista Piazzetta, dei due Tiepolo - Giambattista e Giandomenico -, di Paesaggi quali Marco Ricci, il Carlevarijs, di Eissmann e del locale Francesco Aviani. A conclusione si ammirano ulteriori esempi della "veduta" e della "natura morta" settecentesca (Zais, Margerita Caffi, Rosa da Tivoli, Jacob Victor). Si accompagnano ai dipinti sculture e bozzetti dei Marinali, del Bendazzoli e alcuni pezzi di arredamento d'epoca. Notevoli quattro importanti Mappamondi seicenteschi, di cui i due più grandi del Coronelli e tutti dotati dei loro originali supporti.
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