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Vicenza
Museo Naturalistico e Archeologico di Santa Corona
NOTIZIE STORICHE
Il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, inaugurato nel settembre 1991 è allestito nei due chiostri del monastero domenicano che affiancano la chiesa di S.Corona. Sul lato settentrionale della chiesa è addossato il chiostro minore del XVII secolo a sei colonne, di ordine dorico, per lato, con sovrapposta nel braccio occidentale, una loggia con colonne ioniche realizzata all'inizio del XVIII secolo su disegno di E Muttoni. A settentrione l'antica biblioteca (di Rocco da Vicenza) separa il chiostro piccolo da un secondo chiostro, del XV secolo, più grande con colonne in pietra di Vicenza ornate da capitelli gotici quattrocenteschi. L'area della biblioteca e parte dell'ala orientale del chiostro maggiore presentano ancora i segni della distruzione riportati nel secondo conflitto mondiale.

COLLEZIONI
SEZIONE NATURALISTICA

La sezione naturalistica, collocata al primo piano del lato occidentale del chiostro minore, illustra gli aspetti naturalistici dei Colli Berici attraverso la descrizione e l'esposizione di materiali suddivisi per ambienti. Il percorso espositivo inizia con la descrizione generale dell'ambiente collinare offrendo un quadro sintetico della morfologia superficiale, del carsismo, della viabilità, dell'idrografia e del clima. Nella sala geologica sono esposti reperti litologici e paleontologici delle sequenze stratigrafiche che compongono il massiccio collinare dei Berici: dai depositi della Scaglia rossa del Cretaceo superiore a quelli olocenici delle torbiere delle Valli di Fimon. Un ampio apparato grafico e didascalico illustra la situazione paleoecologica degli ambienti di deposizione e le relazioni tra le varie sequenze sedimentarie. Le caratteristiche del territorio collinare attuale sono presentate attraverso l'esposizione della flora e della fauna degli ambienti più caratteristici: formazioni boschive, doline, rupi e cavità carsiche, ambiente rurale e ambiente urbano, lago di Fimon, sorgenti e ruscelli. Le formazioni boschive del Castagneto, del Querceto e dell'Ostrieto sono illustrate per mezzo di campioni d'erbario. Numerosi esemplari di insetti, uccelli, anfibi, rettili e mammiferi completano la descrizione dell'ambiente boschivo. Le doline, le rupi e le cavità carsiche, pur nella ristrettezza di spazio espositivo in cui vengono illustrate e descritte, rappresentano sia per gli aspetti vegetazionali che faunistici, degli ambienti di estremo interesse naturalistico. Nelle grotte dei Berici vivono infatti quattro specie di coleotteri endemici: Speluncarius bericus, Orotrechus fabianii, e Lessiniella berica, quest'ultima scoperta nel 1991 e studiata dell'entomologo vicentino Erminio Piva. Oltre alle rarità sopra ricordate nella stessa vetrina è esposto anche il Niphargus costozzae, piccolo crostaceo cieco che vive nelle acque dei corsi ipogei, osservato per la prima volta nel Covolo di Costozza presso Lumignano e descritto nel 1550 da Giovangiorgio Trissino. La fauna troglobia dei Berici non finisce di stupire e a fianco al Niphargus, nella stessa vetrina, si trova un'altro interessante crostaceo, la Monolistra berica, crostaceo d'origine marina che vivendo in acque dolci può essere considerato un "fossile vivente". Anche l'unico endemismo della flora del vicentino si trova nell'ambiente carsico delle rupi dei Berici: si tratta della Saxifraga berica, piccola ed esile pianta erbacea che vegeta sulle pareti rocciose, all'imboccatura delle cavità presenti lungo il versante orientale dei Berici. Di particolare interesse sono poi i due ambienti più vicini all'uomo: l'ambiente rurale e l'ambiente urbano. Il primo, in continuità con la campagna coltivata, offre una sintesi della flora e della fauna di un ambiente in trasformazione a causa dello sviluppo dell'agricoltura intensiva e della ristrutturazione degli annessi rustici: interventi che riducono l'estensione o eliminano completamente microambienti indispensabili per alcune specie di piante e di animali. Dell'ambiente urbano è esposta la flora e la fauna che l'uomo incontra quotidianamente attorno alla propria abitazione. Alle piante esotiche, introdotte nei giardini a scopo ornamentale, si affiancano quelle specie erbacee e arbustive che si incontrano ai margini delle strade: piante pioniere che si insinuano nelle fessure dei lastricati delle piazze, lungo i marciapiedi o sui muri di cinta. La flora del lago di Fimon è presentata attraverso l'esposizione delle piante che compongono le fasce di vegetazione perilacustre. La castagna d'acqua (Trapa natans), il cui frutto era raccolto dagli abitatori neolitici delle Valli di Fimon, come documentato nell'insediamento di Molino Casarotto, trova una estesa descrizione trattandosi di una specie rara in tutta l'area padana. Un'ampia documentazione della fauna acquatica è fornita da una ricca esposizione di pesci, uccelli, anfibi, rettili, insetti, e molluschi presenti nelle acque del bacino lacustre. Di alcuni uccelli vengono esposti anche i nidi per evidenziare le diverse tipologie ed i materiali impiegati nella costruzione. Anche qui come negli altri ambienti sono esposte le uova di alcuni specie di uccelli. La sezione naturalistica si conclude con la presentazione dell'ambiente, delle sorgenti e dei ruscelli dove la presenza di numerose specie vegetali attribuisce a questi piccoli ambienti naturali un'estrema importanza.

SEZIONE ARCHEOLOGICA
Al primo piano del braccio occidentale del chiostro del XV secolo e su tutto il piano terra dei due chiostri è ospitata la sezione archeologica dove sono esposti reperti provenienti da diverse località del vicentino, presentati in successione cronologica. Al Paleolitico medio e superiore appartengono i più antichi reperti preistorici, costituiti da strumenti in selce e ossa lavorate provenienti dagli insediamento di grotta dei Colli Berici: Broion, S. Bernardino, Paina e Trene. Dai ripari sottoroccia degli altopiani di Tonezza e Asiago provengono invece i numerosi strumenti litici, dell'ultima fase del Paleolitico superiore, che testimoniano la presenza di accampamenti estivi ad alte quote, probabilmente frequentati per la caccia agli stambecchi. Scarse sono le testimonianze riferibili al Mesolitico provenienti da siti del territorio vicentino e sono fornite da pochissimi strumenti litici ritrovati nei Covoloni del Broion, nella Grotta Paina, a San Quirico e sull'Altopiano di Asiago a sud di Cima dodici. Il Neolitico è ben rappresentato dagli interessanti e abbondanti materiali provenienti dalle valli lacustri di Fimon e della Valle Liona nei Colli Berici.
Museo Archeologico e Naturalis
Museo Archeologico e Naturalis
AGGIORNAMENTO 2010
SEDE Chiostri di Santa Corona - Contrà S. Corona, 4
PROPRIETÀ pubblica
TELEFONO 0444/222815
ORARIO
da martedì a domenica 9.00-17.00
INGRESSO Biglietto Unico
Valido 3 giorni dal primo utilizzo: Teatro Olimpico, Pinacoteca di Palazzo Chiericati, Museo Naturalistico-Archeologico, Museo del Risorgimento e della Resistenza: € 8,00 – ridotto € 6,00

Biglietto cumulativo speciale “Family”
Applicabile a nuclei familiari a partire da almeno tre componenti (genitori + un figlio) – utilizzabile per tutti i Musei e il Teatro Olimpico, nonché per le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari e il Museo Diocesano - valido 3 giorni dal primo utilizzo: € 12,00

Riduzioni biglietto unico
Gruppi superiori alle 10 persone; studenti; soci Touring Club Italiano; possessori Carta “Amico Treno”; titolari Carta “Clienti Più-Gruppo Unicredit”; soci del Centro Turistico Giovanile e titolari ISIC; cittadini ultrasessantenni della Comunità Europea; scolaresche; Padova Card.

Scolaresche
Per tutti i Musei e Teatro Olimpico: € 2,50
È necessario l’elenco degli studenti su carta intestata della scuola.

Ingresso gratuito
Bambini e ragazzi fino ai 14 anni di età, quando effettuino la visita non in scolaresca; Direttori, Conservatori e Funzionari museali, previa esibizione di idoneo documento di riconoscimento; giornalisti italiani e stranieri, previa esibizione di idoneo documento attestante l’appartenenza all’ordine; militari debitamente riconosciuti; insegnanti e accompagnatori di scolaresche e gruppi.
Oltre alla presenza di frammenti ceramici riferibili alla Cultura di Fiorano, la più antica cultura ceramica neolitica, una collezione di vasi a bocca quadrata, rinvenuti nell'insediamento di Fimon - Molino Casarotto, offre il più completo esempio di tipologia ceramica attribuibile alla fase culturale dei Vasi a bocca quadrata conosciuto nella pianura Padana. Dallo stesso insediamento provengono delle macine e pestelli utilizzati per la trasformazione dei cereali e abbondante industria litica tra la quale figura anche un raro oggetto di straordinaria bellezza: una punta di freccia immanicata. All'Eneolitico appartengono alcuni pugnaletti in selce provenienti dalle Valli di Fimon, tre asce in rame trovate nella Grotta di Bocca Lorenza presso Santorso e una rinvenuta alla Fontega. Sono questi strumenti in rame quasi puro a segnare l'inizio della metallurgia nel vicentino. A questo periodo appartiene anche una punta fogliata in ossidiana, di eccezionale fattura e rarità, trovata nel Covolo della Guerra di Lumignano. L'Età del Bronzo è documentata da ingente materiale proveniente da insediamento sia perilacustri sia di altura distribuiti nei Colli Berici e nei Lessini orientali. Al Bronzo antico appartengono i reperti ceramici portati alla luce da Paolo Lioy nelle Valli di Fimon, nella seconda metà del secolo scorso. A nord del lago di Fimon, in località Pascolone, nel 1885 Paolo Lioy individuò un abitato di tipo palafitticolo; dalla documentazione dei numerosi oggetti ceramici, boccali globosi monoansati e troncoconici, l'abitato può essere attribuito all'antica e media Età del Bronzo (XVIII-XVI sec. a.C.). Alla media e recente Età del Bronzo (XVI-Xlll) appartiene il materiale proveniente dall'insediamento d'altura di Monte Crocetta di Arcugnano. Fondo Tomellero, area limitrofa a quella scavata dal Lioy, ha restituito materiali coevi ai precedenti. Lo scavo eseguito nel 1968, ha messo in luce delle strutture palafitticole costruite su suolo bonificato. La ceramica e l'industria litica datano tali strutture all'Età del Bronzo media e recente. Presso questo insediamento sono stati recuperati alcuni oggetti in bronzo tra i quali anche due asce ad alette. Abbondanti materiali attribuibili all'Età del Bronzo provengono anche dai siti terrazzati di Monte Crocetta di Arcugnano e di Castellon del Brosimo di Longare. In località Capitello il ritrovamento di abbondante ceramica: scodelle ad orlo rientrante con fondo ombelicato e vasi biconici, confermano la presenza abitativa nelle valli di Fimon fino alla Tarda Età del Bronzo, infatti questo insediamento è riferibile al Bronzo Recente e al Bronzo Finale (XIII-X sec. a.C.). Nella successiva Età del Ferro, soprattutto nella fase antica, vengono occupate le aree di pianura poste lungo i corsi d'acqua, dove i nuclei abitativi venivano costruiti sui dossi più asciutti, mentre le zone collinari pedemontane vengono occupate stabilmente solo nella fase finale. Dalle ghiaie del letto dell'Astico è stata rinvenuta una spada in bronzo ad antenne di tipologia etrusco-umbro-picena. I più importanti centri abitativi dell'Età del Ferro delle zone pedemontane indicati anche con il termine di "siti d'altura", sono stati individuati a Montebello, Trissino e Santorso. A Montebello Vicentino, dove la presenza abitativa si protrae dal X al I secolo a.C. oltre ad abbondante ceramica zonata a fasce rosse e nere, sono stati ritrovati oggetti attribuibili ad offerte votive come un frammento di torques in argento e alcune decine di ossicini di maiale, alcuni dei quali con incisioni in alfabeto "retico" e tre frammenti di bronzo, forse testimoni di una forma premonetale. La documentazione archeologica del nucleo preromano di Vicenza si è notevolmente arricchita negli ultimi anni grazie anche all'individuazione di alcuni siti che attestano una sua definizione "urbana". E' infatti il santuario di Piazzetta S. Giacomo con la sua ricchissima quantità di laminette votive a rappresentare la testimonianza più significativa di questo periodo nella città. Si tratta di laminette in rame nelle quali sono incise o sbalzate delle figure di guerrieri, di personaggi di elevato rango, di atleti, personaggi femminili e, in un unico esemplare, di simboli alfabetici. La tipologia stilistica e la tecnica di esecuzione portano a collocare l'esecuzione delle lamine al V - 111 sec. a.C. Dall'area di S. Corona e da Contrà Pasini provengono interessanti materiali ceramici (frammenti di situle, di alari e di ollette) a testimoniare la presenza dell'antico abitato urbano di Vicenza. Alla successiva Età Romana sono dedicate due sale tematiche: il Teatro di Berga e il grande mosaico di Piazza Biade e il lapidario (esposto nel portico del chiostro). Nella prima sono esposti i materiali (scavati da Giovanni Migliorannza nell'Ottocento) appartenenti ad elementi decorativi architettonici e scultorei del teatro; alcune statue rientrano in un ciclo onorario della famiglia giulio-claudia, al potere nel I sec. d.C. Dagli elementi decorativi architettonici e dalla tipologia delle varie fasi ricostruttive dell'edificio si può collocare cronologicamente la sua costruzione dalla fine del I sec. a.C. al 111 sec. d. C. Completa la documentazione di epoca romana il grande mosaico policromo figurato con scene di caccia appartenente ad un edificio privato, databile alla fine del IV sec. d.C., rinvenuto in Piazza Biade. Il percorso della sezione archeologica si conclude con l'esposizione dei materiali longobardi, provenienti dal territorio vicentino e collocabili cronologicamente tra la fine del VI e l'inizio dell' VIII sec. d. C. Un dettagliato corredo iconografico illustra la ricca esposizione di oggetti: armi (spade, scramasax, lance e umboni di scudo), guarnizioni di cinture damaschinate in argento, pettini e vasellame. Una crocetta aurea e un anello in oro con castone in pasta vitrea, rinvenuti in una tomba di Dueville, completano l'esposizione della sezione archeologica.
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