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Grande guerra

I FORTI

CORBIN - Comune di Roana, fraz. Tresche Conca - mt. 1096 - mappa
Il Forte Corbin venne costruito tra il 1906 e il 1911, sul ciglio settentrionale del pianoro di monte Cengio, in posizione dominante sulla Val d'Astico e sulla forra dell'Assa, ad una quota di 1077 metri. L'opera aveva funzioni di sbarramento di fondovalle in cooperazione con il sottostante forte Ratti sito sulla destra del torrente Astico. Serviva inoltre da punto di appoggio arretrato ad altre opere fortificate italiane, quali i forti Verena e Campolongo. In origine, il Corbin era armato con pezzi da 149 mm in acciaio, sistemati in cupole girevoli anch'esse d'acciaio dello spessore di cm 16, ed era difeso da 4 mitragliatrici e da quattro cannoncini da 87 mm in bronzo. Tra la fine di maggio del 1916 ed i primi di giugno le truppe austro-ungariche occuparono il monte Cengio determinando così l'abbandono del Corbin da parte della guarnigione, per evitare la cattura. Con il ritiro degli austriaci sul versante nord dell'Assa, il 24 giugno 1916, il forte Corbin ritornò definitivamente in mano italiana. L'opera, però, aveva ormai definitivamente perduto le caratteristiche per cui era stata costruita perché troppo avanzata ed esposta per essere riarmata.
Di proprietà del Sig. Severino Panozzo, il forte è aperto tutti i giorni, dalle 10 alle 18, nei mesi di luglio ed agosto, la domenica, dalle 10 alle 18, nei mesi di aprile, maggio, giugno, settembre, ottobre e novembre.

VERENA - Comune di Roana, fraz. Mezzaselva - mt. 2015 - mappa
Il forte Verena è stata una fortezza italiana costruita tra il 1910 ed il 1914 a difesa del confine italiano con l'Impero Austro-Ungarico (lungo la linea di confine che attualmente si può collocare tra la provincia di Vicenza e il Trentino) a 2.019 metri di altitudine della sommità dell'omonimo monte. Il forte si trova nel territorio comunale di Roana, e si affaccia con pareti a picco sulla sottostante val d'Assa.

INTERROTTO - Comune di Roana, fraz. Camporovere - mt. 1400 - mappa
Non è un vero e prorio forte, somiglia di più ad un castello. Per questo non ebbe un ruolo determinante nel corso della I.a Guerra mondiale, quando servì soprattutto come caserma e punto di osservazione. Facilmente raggiungibile.

CAMPOLONGO - Comune di Rotzo - mt. 1720 - mappa
La costruzione iniziò nel 1908. Praticamente distrutto nel luglio 1915. Raggiungibile dal Centro fondo Campolongo.

LISSER - Comune di Enego - mt. 1633 - mappa
Costruito a partire dal 1911. Faceva parte, con Forte Leone, dello "Sbarramento Brenta-Cismon" che doveva proteggere tutto il settore di confine in Valsugana, oltre che controllare ed operare verso la piana di Marcesina.

CAMPOMOLON - Comune di Tonezza del Cimone - mt. 1853 - mappa
Costruito a partire dal 1912, non riuscì ad essere completato prima dell'inizio della I.a Guerra mondiale. Colpito duramente dagli austriaci, fu fatto saltare dagli italiani il 19 maggio 1916, quattro giorni dopo l'inizio della spedizione austriaca di maggio, la Strafexpedition che si arrestò proprio sul Monte Cimone di Tonezza.

FORTE MASO -
Valli del Pasubio - mt. 790 - mappa
Il Forte Monte Maso fu costruito tra il 1883 ed il 1887 per il controllo del tratto stradale di confine tra l'impero Austro-Ungarico ed il Regno d'Italia.
Il forte disponeva di 6 batterie ed è circondato da un profondo fossato.

ENNA - Valli del Pasubio (località Monte Enna) - mt. 970 - mappa
Il forte, costruito tra il 1910 e il 1912, faceva parte dello Sbarramento Agno-Assa, I settore Schio.

GLI ITINERARI

BIVIO ITALIA (m. 1962) - mappa
Il “Bivio Italia” è un incrocio che unisce una serie di strade militari di alta montagna costruite durante la prima guerra mondiale dagli Austro-ungarici sull’acrocoro dell’Altopiano tra la piana di Vezzena e la zona Ortigara, denominate strade degli arciduchi .
L’avvicinamento con automezzi avviene per la strada statale della Val d’Assa da Asiago per Camporovere, Osteria tagliata, continuando sulla deviazione di destra per strada sterrata verso Malga Galmarara ed entrando in Val Scaletta fino al Bivio Basaxenocio. Qui deviando a destra per Val Galmarara e sorpassando Malga  Galmararetta, si giunge al quadrivio prospiciente la Malga Galmarara. Qui resti di manufatti bellici ricordano un ex cimitero di guerra e indicano le basi logistiche  austriache risalenti agli anni 1915/1918. Nei pressi della casara della Malga si parcheggiano i mezzi e si prosegue a piedi per strada di sinistra percorrendo una discreta mulattiera che porta alle immediate pendici del Monte Dubiello e si scollina da Val Galmarara in Val Portule.
Superati alcuni tornanti la strada porta  alla località “Monumenti”, dove sorge un cippo dedicato al Principe Eugenio d’Austria. La località testimonia con innumerevoli resti di edifici militari, cucine, forni, alloggi, la massiccia presenza delle truppe dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe.
Ci troviamo quindi alla prima delle strade degli Arciduchi: la Eugen-Strasse che collega la Bocchetta Portule  al Bivio Italia. La strada che attraversa la località Monumenti è chiamata la Conrad-Strasse. Proseguendo in direzione Bivio Italia si passa per il grandioso centro logistico austriaco di Campo Gallina. Qui era sede del comando, di diversi magazzini, dell’Ospedale, del cimitero e della Tark Kapellen, una bellissima chiesetta in legno edificata dagli austriaci e di cui rimangono solo le fondamenta. Alla fine della guerra questa chiesetta fu smontata e ricostruita tra le rovine nel centro di Roana e vi rimase per diversi anni quale luogo di culto della popolazione tornata dal lungo profugato. A Campo Gallina è da ammirare il grandioso monumento ai caduti della VI^ divisione austriaca, semi nascosto tra i pini mughi.
Si sale ora verso il Dosso del Fine e ai piedi del Corno Verde (m. 2129) si notano le lapidi indicanti la morte del generale austriaco Mecenseffy colpito da proiettile italiano mentre era in prossimità del suo osservatorio posto sulla sommità del Corno Verde.
Si continua in discesa dopo aver scollinato verso la Val Galmarara e si giunge al Bivio dove inizia la Karl-Strasse, strada dedicata all’imperatore Carlo e che collega il Bivio Italia  ai Covolini, sui rovesci dell’Ortigara. Al cippo situato al Bivio si gira a destra e si inizia la discesa per la Messenseffy-Strasse fino all’omonimo bivio dove sorge un altro cippo segnaletico, superato  il quale si arriva alle pendici del Corno Bianco (m 2044).
Si abbandona la carreggiata e per un erto sentiero tra i pini mughi, si sale alla cima del monte dove si trovano ancora ruderi di manufatti militari, postazioni di artiglieria e i resti dell’arrivo di una teleferica.
Da qui inizia una non facile discesa tra le rocce sommitali ed un’ampia distesa di pini mughi fittissimi fino alle Terre  More e da qui per  una facile mulattiera prima, e per  strada sterrata poi, si perviene al quadrivio di Malga Galmarara dove si ritrovano i mezzi per il ritorno.
Il percorso è sommamente interessante soprattutto per i  suggerimenti storici e per la vastità di esemplari di flora e fauna che si possono incontrare. Alcuni tratti, soprattutto quelli attigui al Corno Bianco richiedono un certo impegno,  ma nel complesso l’itinerario è adatto a tutti.

CASTELLONI DI SAN MARCO (mt. 1830) - mappa

Con automezzo si può raggiungere per Asiago, Gallio, Valle di Campomulo, Malga Mandrielle, Roccolo Cattagno il Bivio detto della Fossetta dove si prende la strada di destra che, sterrata  ma in buono stato, porta a Malga Fossetta, ai piedi  del Monte omonimo. Si parcheggia in prossimità della casara della malga e si prosegue a piedi attraversando l’ampia conca. Qui si svolsero  nel giugno 1916 accaniti combattimenti tra Italiani ed Austriaci e si distinsero i battaglioni alpini del gruppo Stringa. Il pianoro divenne in seguito alla conquista italiana sede di comandi militari, di magazzini e di postazioni di artiglieria. Vi aveva sede il comando del XX° corpo di armata del generale Montuori, il corpo d’armata della battaglia dell’Ortigara e quì, oltre ad un ospedaletto da campo e a un cimitero militare sorgeva pure un edificio adibito a Tribunale militare italiano.
A ricordo degli eventi bellici di allora sorge attualmente una chiesetta che custodisce nel suo interno delle targhe commemorative di caduti. A Sud dell’edificio è ben visibile un cippo a ricordo della morte del capitano Brunialti comandante una compagnia del battaglione alpini “Bassano” e caduto nei combattimenti del giugno 1916 .
Si prosegue per la mulattiera alquanto sconnessa che aggira a Nord la chiesetta e si arriva fino  all’orlo dell’Altopiano prospiciente la Val Sugana, in località Porta Molina. Da qui  un’ampia visuale sulle pendici rocciose circostanti, ruderi di manufatti bellici e facile possibilità di incontri con stambecchi e altri esemplari di fauna alpina. E’ anche l’ambiente ideale per il gallo cedrone.
Si sale per un ripido sentiero verso la cima del Monte Isidoro (m. 1914). Proprio lungo il sentiero e quasi sulla sommità del monte si trova la lapide ricordo di scontri armati avvenuti tra elementi della resistenza italiana e truppe  nazi-fasciste nel giugno 1944. A ricordo di questi eventi è stato pure costruito un piccolo altare.
La vegetazione ha ricoperto e nascosto il sentiero per la successiva discesa ma , attraverso pini mughi e terreno alquanto accidentato, orientandosi verso Sud in meno di mezz’ora di cammino si ritrova il sentiero che da Porta Moline va a Busa dei Quaranta e lo si segue prendendo verso sinistra.
A Busa dei Quaranta si può notare un grande inghiottitoio naturale e qui è stato il nascondiglio di giovani renitenti alla leva austriaca durante il Risorgimento quando tutto il territorio era dominio dell’Impero Austriaco. Si prosegue verso Est ed aggirando lo Scoglio Bianco, dopo un tratto di discesa per superare una profonda voragine, si inizia la salita verso i Castelloni di  San Marco. Sulla destra si incontra subito un vecchio cippo a ricordo dei caduti alpini. Raggiunta la sommità, attraverso strettoie e torrioni di roccia molto caratteristici, per un ampio fossato si arriva alla grotta dell’orsetto, una cavità naturale con neve perenne attrezzata con un tratto di ferrata sia per la discesa che per la risalita e che richiede una certa esperienza. Dalla vicina selletta si può godere di un’ampia visuale sulla Valsugana.
Da un attiguo cippo eretto a ricordo dei caduti alpini, si inizia la discesa verso malga Fossetta dove si ritrovano i mezzi parcheggiati.
Il Monte Castelloni di San Marco e i suoi paraggi, lungo tutto il percorso eseguito, sono stati teatro di rilevanti episodi bellici nel giugno 1916 e vi si distinse il battaglione alpini “Sette Comuni”.
L’intricatissimo terreno, i tratti di ferrata e la caratteristica conformazione delle rocce erose dal vento e dalle intemperie rendono l’escursione molto entusiasmante anche se un po’ impegnativa.

CIMA CAMPOLONGO (m. 1720) - mappa
Raggiunto con l’automezzo il “Bivio Italiano” di Canove, si prosegue per Roana e quindi Mezzaselva e all’altezza della Chiesa di quest’ultimo centro, si devia a destra verso il Rifugio Verena e il monte omonimo costeggiando le pendici di Monte Erio. Si parcheggia l’automezzo al bivio detto: Spiazzo Garibaldi. Si scende a piedi per la strada che porta a Rotzo e si imbocca un sentiero che sulla destra conduce all’Altarknotto, grande pietra druidica a picco sulla Val d’ Astico, sacra ai riti ancestrali dei progenitori. C’è qualche difficoltà per raggiungere la base del grande macigno perché occorre scendere in uno stretto cunicolo e si richiede quindi molta attenzione.
Risalendo il cunicolo suddetto  e deviando a sinistra per il sentiero segnato, si perviene in pochi minuti alla Altenkugola, curiosa  prominenza di roccia che nel periodo bellico della Grande guerra 1915/18 riparava i soldati austriaci e nella Seconda guerra i partigiani locali. Si ritorna sui propri passi per il sentiero di provenienza e, attraverso il bosco, si raggiungono gli  automezzi parcheggiati a spiazzo Garibaldi; si sorpassano gli stessi e, alla prima carreggiabile, alquanto sconnessa che si apre sulla sinistra della strada, si comincia a salire verso la sommità di Cima Campolongo. Sulla quale si possono osservare, tra altri manufatti militari meno appariscenti, i ruderi del grande Forte Campolongo, fortilizio militare italiano semidistrutto dalle artiglierie austriache nel 1915/16.
Bella è la panoramica sulla Val d’Astico e sul gruppo di Monte Verena e interessante e curioso  è il cippo confinario attiguo al Forte.
Si inizia a discendere per la strada di provenienza e dopo poco si apre sulla sinistra un sentiero segnato che porta alla grande caverna dello Sciason, meta di escursioni speleologiche, (qui occorre  alquanta attenzione per i bambini al seguito) e subito dopo, sempre in discesa, si raggiunge la prateria di Malga Campolongo, centro logistico prima italiano e poi austriaco nella Grande guerra. Qui alle truppe schierate, superstiti della battaglia dell’agosto 1915 al Colle del Basson, tenne un discorso il poeta-soldato Gabriele D’Annunzio nel settembre 1915, il giorno antecedente il Volo su Trento. Per la strada che porta a Rotzo-Mezzaselva si continua la via del ritorno fino allo spiazzo Garibaldi dove si ritrovano i mezzi per il ritorno in sede.
L’escursione è molto varia ed interessante dati i punti suggeriti sia per eventi preistorici che storici e per flora e fauna alpine particolarmente abbondanti. E’ sopra ogni altra cosa  molto suggestiva la visita all’Altarknotto, altare druidico origine di curiose leggende locali che assieme ai monumenti megalitici del Costesin e di Campo Rosà e ai resti del magma proveniente dai forni fusori preistorici nella Val Morta, costituisce la più interessante delle memorie degli abitanti dell’Altopiano circa i loro lontani progenitori.


CIMA DODICI (MT. 2338) - mappa

E’ la cima più alta non solo dell’Altopiano, ma di tutta la provincia di Vicenza. Per rendere il percorso a piedi meno lungo indichiamo l’itinerario seguente.
Da Asiago si prende la strada per Gallio e quindi per Valle di Campo Mulo fino a Bivio Fossetta e si prosegue per la strada dell’Ortigara. Ai piedi del Monte Frate si parcheggiano i mezzi e si prosegue a piedi per  una strada sterrata che porta a Bivio Italia. Oltrepassato il Bivio di Spiazzo delle Saline, si continua fino al rifugio Adriana e, sempre per carrareccia, fino alla Selletta Caviglia (targa segnaletica). Questa zona abbonda di marmotte ed è possibile vederne numerosi esemplari.
Durante la prima guerra mondiale era la retrovia dello schieramento della 29^ divisione  comandata dal generale Caviglia e proprio da qui e dal vicino Monte Palo è partito l’attacco al Monte Forno,  caposaldo austriaco a protezione degli accessi al Bivio Italia negli anni 1916-17. Tutta la zona abbonda di resti di manufatti militari, di targhe e cippi, resti di cimiteri militari, ecc. Curiosa la lapide che ricorda l’episodio del “Segon” esempio di fraternizzazione tra gli Alpini italiani e i Kaiserjager austriaci. Poco più oltre, sempre sulla stessa  strada si arriva al bivio di Malga Mazze, proprio alle immediate vicinanze del Monte Forno. Trincee, gallerie, manufatti militari pressochè distrutti testimoniano per tutto il percorso  le tragiche vicende accadute nel periodo bellico. Il Monte Forno, attaccato dalla 29^ divisione italiana è stato strappato per poche ore al 27°  reggimento austriaco e da quest’ultimo immediatamente riconquistato durante le azioni concomitanti la seconda battaglia dell’Ortigara del 1917. Proseguendo per qualche centinaio di metri si osserva a sinistra della strada una grande dolina dove è eretta una chiesetta a ricordo di un ex cimitero militare. In questa zona chiamata Busa della Pesa si possono ancora notare i ruderi del comando del 27^ reggimento austro-ungarico “Koenig der Belgien”. Sempre continuando per Bivio Italia, si perviene alla Carl-Strasse, una delle strade degli Arciduchi costruita dai militari austriaci. Immediatamente dopo, si apre un sentiero ben segnato per Cima Dodici. In circa un’ora di salita, nell’ultimo tratto molto erta,  si raggiunge la vetta del monte dominata da due croci sommitali: una di legno eretta dagli alpinisti asiaghesi e l’altra metallica eretta dagli alpinisti di Borgo Valsugana.
La panoramica da quassù è veramente ottima, a 360° sull’Altopiano e sulla Valsugana. Ottimo osservatorio in tempi bellici e motivo di contestazioni territoriali tra Italia e Austria antecedentemente alla guerra con l’allora unica croce lignea alternativamente dipinta con i colori delle due bandiere rivali, non è stata mai teatro di scontri armati ma sede logistica, specialmente alle sue pendici, per l’esercito austriaco.
Scendendo dalla cima, per evitare il sentiero di andata si segue la dorsale sommitale e con un percorso un po’ ardito ma suggestivo si scende per un ripido canalone abbondante di flora alpina fino a ritrovare il sentiero primitivo e si prosegue in direzione di Bocchetta Portule. Lasciato il sentiero dopo qualche centinaio di metri, si prosegue attraverso una curiosa pietraia, terreno solcato chiamato “Le Gradele” e si sale verso Cima Pallone (mt. 2159) dove è ancora visibile una lunga galleria che testimonia i resti dell’arrivo di una teleferica austriaca per i rifornimenti ai combattenti dell’Ortigara e che in tempo di guerra suscitava l’incubo e la curiosità delle truppe italiane che non si rendevano conto, data la particolarità del terreno, da dove provenissero i rifornimenti al nemico. Dirigendosi ora in direzione Est per terreno accidentato, dopo qualche centinaio di metri, ci si ritrova su un sentiero che scende attraverso un valloncello e che porta alla Eugen Strasse e al Bivio Italia. Si prende la strada di destra e poco appresso si incontra un secondo bivio con altro monumento: la Mecenseffy-strasse (altra grande strada degli arciduchi). Da quest’ultimo bivio, prendendo la strada di sinistra, per comoda mulattiera si arriva al Monte Forno, a Spiazzo delle Saline ed infine alle pendici del Monte Frate, dove si ritrovano i mezzi per il ritorno.
L’escursione descritta è molto bella ed interessante sebbene si presenti un po’ lunga. Ricca per spunti storici e altrettanto suggestiva per i panorami che la rendono oltremodo attraente è senz’altro una delle escursioni più interessanti che l’Altopiano offre.

MONTE FIOR (mt. 1824) - mappa
Per l’avvicinamento con automezzo occorre passare da Asiago per Gallio, Foza e Lazzareti di Foza e qui voltare a sinistra per la strada ampia e comoda che porta alla piana di Marcesina.
Arrivati all’altezza di Malga Le Fratte si devia a sinistra in direzione di Malga Xomo e Malga Lora. Qui si può parcheggiare.
Lungo il percorso sono visibili i segni del primo conflitto mondiale che in questa zona ha veduto aspri scontri tra italiani ed austriaci sia nel giugno 1916 che nell’autunno 1917, nelle due battaglie dette “battaglie d’arresto delle Melette”. Nella prima i reparti italiani poterono arrestare gli austriaci che negli sviluppi della straffe-expedition erano arrivati fino alla testata della Val Gadena e minacciavano gli accessi alla Val Brenta e a Bassano. Vi si distinsero alpini e bersaglieri che riuscirono a respingere i reiterati attacchi nemici.
Nella seconda gli austriaci riuscirono, combattendo nei luoghi stessi dell’anno precedente ad avere la meglio e, sfondate le strenue difese della 52^ Div. Alpina penetrarono nel cuore dell’altopiano oltre la Val Frenzela, Asiago e Gallio. Furono arrestati solo dopo quattro battaglie combattute sul nodo dei tre monti: Val Bella, Echele, Col del Rosso. Sono le famose “quattro battaglie dei tre monti”.
Nell’ultima fase della prima battaglia e nella prima fase della seconda battaglia di arresto, la conca di Malga Lora fu il centro nevralgico delle attività militari e si possono notare ancora le trincee, le gallerie, i cippi ecc.
Infatti salendo da Malga Lora si incontrano subito i resti di un cimitero militare, la croce sommitale del  Monte Castelgomberto (mt. 1771) con l’iscrizione ricordante il generale Turba, caduto sul luogo, trincee e gallerie varie. Dalla sommità è facile scendere nella sottostante selletta Stringa (comandante alpino di un gruppo di battaglioni) e da qui per facile sentiero si aggira il torrione di Monte Fior giungendo da Malga Slapeur vicino alla quale sorge un recente monumento ai caduti austriaci.
Si continua in direzione di Malga Montagna Nuova passando sotto i cordoni di roccia color rosa che sono alla base del Monte Fior e che per la loro conformazione e aspetto vengono chiamati anche Città di Roccia. Proprio da qui gli austriaci (specialmente reparti bosniaci) assalirono il Monte Fior e subirono gravissime perdite. Dalla Malga di Montagna Nuova si sale verso il pendio del Monte Spil, se ne segue la dorsale e si arriva sulla sommità prativa del Monte Fior e da qui si inizia una facile discesa verso la selletta stringa e Malga Lora dove si ritrovano gli automezzi.
Le epiche vicende sul Monte Fior sono suggestivamente narrate da Emilio Lusso in un famoso libro “Un anno sull’Altopiano” e rievocate da un film di Rosi: “Uomini contro”.
Tutta l’escursione è un libro aperto di storia e non mancano suggestioni naturalistiche data l’abbondanza di flora alpina e di fauna, specialmente marmotte, mufloni e uccelli rapaci.
Di rara bellezza la Città di Roccia, i terreni solcati alle pendici del Fior e le rocce del Castelgomberto ricche di fossili e ammoniti rosse. Con una breve deviazione si può visitare “la piramide degli Alpini”: cippo eretto dagli alpini alle pendici del Monte Tonderecar (mt. 1673), a ricordo dei loro caduti in queste zone.

MONTE FORNO (mt. 1910) - mappa
Per un avvicinamento in automezzo il percorso si snoda da Asiago, Gallio, Valle di Campomulo fino al Bivio tra Malga Fiara e Malga Mandrielle, conosciuto anche come Bivio Pagarloch. Giunti a questo incrocio, si gira a sinistra e si raggiunge immediatamente dopo una breve salita, la Malga Fiara dove c'è possibilità di parcheggio.
Proseguendo a piedi, prima in salita e poi in discesa per la strada sterrata (con qualche scorciatoia per abbreviare il percorso), si incontra sul fondo prativo della valle l’ex cimitero militare di Campofilon. Proseguendo lungo la valle stessa, si incontrano i ruderi dell’ex malga Pastori e dopo leggera salita lo spiazzo con un bivio, detto “spiazzo delle Saline”.
Lungo il percorso si  possono osservare trincee, gallerie, resti di manufatti militari della prima guerra mondiale. Si tratta di retrovie italiane prima e austro-ungariche poi, secondo l’andamento delle vicende belliche. Al bivio delle Saline si continua sulla strada di sinistra e continuando su questa si arriva ad un bivio segnalato come “bivio Rifugio Adriana”. Si continua ancora sulla strada di sinistra in direzione di Bivi Italia. Si oltrepassa la Selletta Caviglia dedicata al generale comandante la XXIX divisione italiana e si può notare a destra della strada un’ampia conca chiamata Grotta del Lago dove esiste un ricco insediamento di marmotte. Con le dovute cautele si possono notare i movimenti di questi animali.
Tutta la zona è stata sede in tempo di guerra di retrovie delle linee di combattimento. Infatti poco più oltre si arriva alla Sella tra Monte Palo e Monte Forno. Proprio da qui partì l’attacco che la brigata di fanteria italiana “Arno” della XXIX divisione sferrò contro le postazioni del Monte Forno nel 1917, in concomitanza con al seconda battaglia dell’Ortigara. Sempre proseguendo la strada si giunge alle immediate pendici del Monte Forno e con una breve salita se ne raggiunge la sommità caratterizzata da numerose gallerie e dai solchi di ardite trincee. Qui i soldati austriaci del XXVII reggimento di fanteria sostennero con audacia l’assalto italiano, non poterono impedire una effimera conquista del monte ma immediatamente ripresero la quota sommitale  e respinsero definitivamente le truppe italiane arrecando numerose perdite. Anche da parte austriaca si lamentarono numerose vittime e a ricordo di questi eventi sorge nella non lontana dolina di Busa della Pesa una bella chiesetta eretta dai soldati stiriani e recentemente ripristinata dalla Croce Nera austriaca. Questa zona era sede del comando di reggimento, di un ospedaletto e di un cimitero militare di cui permangono  i resti. Visitata la dolina e i suoi paraggi, si ritorna verso Monte Forno e sulle sue pendici si abbandona la strada sterrata per imboccare sulla destra una mulattiera che in discesa percorre la parte superiore della Valle di Nos e raggiunge il fontanello di Bosco Secco. La strada ora risale sulla sinistra verso l’ex cimitero militare di Campo Filon e da qui prosegue verso Malga Fiara dove si ritrovano i mezzi per il ritorno.
L’escursione è facile, ricca di spunti sia storici che naturalistici, data la quantità di ricordi bellici e di fenomeni naturali di flora e di fauna alpine.

MONTE ORTIGARA (mt. 2105) - mappa
Per tutti coloro che hanno in cuore la civiltà dei ricordi, per alpini o ex alpini cui questa zona è sacra ed infine per chiunque intenda fare un’escursione ricca di suggestioni storiche e naturalistiche, il Monte Ortigara è una meta assolutamente obbligatoria.
Le tragiche vicende belliche che si sono svolte quassù e le migliaia di caduti sia italiani che austriaci impegnano gli escursionisti a considerare tale visita non come un qualsiasi diversivo ma un pellegrinaggio in cui la curiosità per i luoghi e per i fatti svoltivisi non deve far dimenticare i sensi di pietà e di silenziosa meditazione.
Epicentro di due battaglie, Luglio 1916 prima, giugno 1917 poi, ecatombe di alpini, di fanti, di bersaglieri  e di reparti austriaci, il Monte Ortigara era l’ultimo baluardo che l’esercito austriaco opponeva alla riconquista dell’altopiano da parte italiana che aveva per obiettivo la Cima Portule (Kempel) al limite tra Altopiano e Trentino.
Conclusasi con insuccesso italiano la prima battaglia, questa fu rinviata al novembre successivo ma fu poi sospesa per le intense nevicate che impedivano ogni movimento da ambo le parti contendenti. Ripresa l’azione nel giugno 1917, dopo un effimero successo italiano (gli alpini conquistarono per alcuni giorni la montagna), un furioso contrattacco austriaco costrinse le truppe italiane a ritornare nelle posizioni di partenza, successivamente abbandonate per l’accorciamento delle linee avvenuto in occasione della disfatta di Caporetto (ottobre 1917). Circa trentamila morti e oltre cento mila feriti sono il tragico bilancio di una battaglia che fu denominata, per l’elevato numero di caduti  la “Verdun italiana”. Divenuta negli anni del dopoguerra la “cattedrale degli alpini” l’Ortigara, è ora meta di pellegrinaggi continui data anche la relativa facilità di raggiungere le quote principali e il territorio circostante.
L’ampio piazzale tra Monte Lozze (mt. 1920) e Monte Fasolo (mt. 1911) consente il parcheggio dei mezzi provenienti da Asiago-Gallio, Valle di Campomulo. Dal piazzale Lozze ogni proseguimento con mezzi non autorizzati è vietato e il territorio è stato dichiarato “zona sacra”.
Proseguendo la catena limite della zona sacra, per la mulattiera si può raggiungere l’Ortigara per tre principali itinerari che richiedono dalle due alle cinque ore di buon  cammino.
Per un escursionista che voglia approfondire la conoscenza del terreno e gli eventi storici svoltisi quassù, indichiamo un itinerario che permette di osservare le linee italiane e le linee austriache, dando così l’impressione di calarsi dentro i fatti bellici nel modo più realistico.
Sarà una suggestiva esperienza!
Salendo per una decina di minuti lungo la mulattiera oltre il limite della zona sacra si devia a destra per Busa della  Campanella dove si possono notare i resti di un ex cimitero militare, trincee e postazioni italiane. Con una ripida, ma non lunga salita, si arriva alla Selletta della Campanella da dove si ha la prima visione dei luoghi della battaglia. Dopo pochi minuti di salita lungo un sentiero segnato di giallo si arriva alle immediate pendici del Monte Campanella (mt. 1989). Il sentiero scollina a destra e sorpassando un cordone di rocce caratterizzato da ampie gallerie, porta alla mulattiera che raggiunge l’osservatorio Torino , caratteristica postazione a strapiombo sulla Valsugana dominata da panoramiche feritoie. Si prosegue sempre per la mulattiera fino alle caverne che costituivano il deposito idrico per le truppe di prima linea italiane e con breve erta si arriva alla croce sommitale di Monte Caldiera, dagli austriaci chiamato Cima Maora (mt. 2123). Da quassù si domina un bellissimo panorama, a 360°, con vista alla Marmolada, alle Dolomiti,  al gruppo del Brenta, ai Lagorai, ecc. fino a spingere l’occhio sulla Laguna Veneta facilmente visibile nelle giornate più limpide. Sorpassando una serie di trincee e postazioni italiane si scende a Pozzo della Scala, ampio imbuto che serviva al raduno dei reparti prima dell’assalto finale all’Ortigara. Anche qui resti di postazioni, di baracche, di trincee, un cimitero militare e una scalinata di tronchi di legno che dà il nome alla località.
Si segue ancora il  sentiero segnato di giallo  che attraverso il terreno roccioso porta all’orlo sulla Valle dell’Agnellizza, tristemente denominata il Vallone della morte data l’enorme quantità di soldati caduti e,  rasentando l’ex cimitero militare di Passo dell’Agnella e oltrepassando l’Agnelizza, si comincia salire verso Passo dell’Agnella.
Questo era un obiettivo di primaria importanza per gli alpini che lo conquistarono il 10 giugno 1917 con ingenti perdite e rappresenta la quota 2003. Ancora gallerie, trincee, camminamenti e, proprio per uno di questi con erta, ma breve salita si attraversa la “Caverna Biancardi “ , dal nome del Generale comandante  la brigata di fanteria  italiana “Regina”. Si sale ancora per arrivare alla quota 2101 del Monte Ortigara dove è eretto dal 1967 un cippo commemorativo in onore delle truppe austriache qui cadute.
Siamo in pieno territorio controllato, durante gli eventi bellici, dai soldati austriaci e  possiamo notare i loro ricoveri e le loro trincee.
La cima fu conquistata dagli alpini il 10 giugno 1917 e più volte ripresa e perduta dagli austriaci fino a restare definitivamente in mano italiana.
Da qui, infatti, partì l’assalto finale alla quota 2105 il 19 giugno con azione concomitante di altri reparti alpini che tentavano la conquista scalando le pendici ad Est del Monte.
Presso il monumento austriaco sorge unta targa a ricordo dell’eroico tenente Ferrero e nella dolina sottostante si possono notare i cippi ai caduti austriaci. Si potrebbe qui in pochi minuti salire sulla quota sommitale dell’Ortigara ma, per questa escursione, preferiamo continuare per il sentiero che sovrasta sulla destra la Grossen Dolinen dove esisteva un posto di medicazione austriaco ed è stata il punto di partenza per il contrattacco finale nemico.
Passando per il valico detto Passo di Val Caldiera da dove un sentiero scende fino a Olle in Valsugana, si arriva alla “Sapeur Dolinen”- “Dolina degli Zappatori” .- Anche qui, dove era la sede del comando austriaco del settore, sono visibilissimi i resti dei fabbricati e manufatti austriaci.
Sorpassata la dolina, si scollina a Sud verso l’estesa conca che costituisce la testata della Valle dell’Agnella e, attraverso una zona rocciosa ricca di flora alpina si risale verso il cimitero austriaco dei Campigoletti e da qui per facile sentiero si scende in Valle dell’Agella, risalendo poi verso l’Ortigara. Si giunge il luogo dove una campanella posta dalle donne di Rovigo a ricordo dei caduti, rende ancora più mesto e toccante il nostro itinerario. Poco oltre si può osservare la Dolina del Circo (Circus Dolinen) dove furono massacrati dai colpi delle artiglierie italiane centinaia e centinaia di soldati austriaci.
A trecento metri si trova la colonna mozza posta dall’Associazione Nazionale Alpini nel 1920 a ricordo della battaglia e dei caduti alpini. La colonna è posta a metri 2105, quota conquistata il mattino del 19 giugno 1917 e ripresa dagli austriaci cinque giorni dopo con un attacco notturno e con largo uso di lanciafiamme. Per raggiungere la cima gli alpini ebbero diversi caduti tra cui la medaglia d’oro al valore militare tenente Cecchin, ma riuscirono in un impresa che aveva dell’incredibile e del sovrumano.
Su tutto il crinale del monte dominano trincee, postazioni, ricoveri, resti di materiale militare.
Qui ogni anno avviene il pellegrinaggio di migliaia di alpini che salgono il monte per onorare i caduti dell’Ortigara e, come dice la frase posta sulla colonna mozza, ….. “per non dimenticare” .
Proprio di fronte alla colonna inizia il sentiero bianco-rosso-verde che scende lungo la pendice Est dell’Ortigara fino in Valle dell’Agnelizza, passando davanti ad una piccola baita pastorile e proseguendo per un saliscendi arriva al Monte Lozze. Una statua della Madonna con le penne mozze in mano,  una chiesetta eretta dagli alpini nel 1917 ed un piccolo sacello ossario, caratterizzano questo luogo meta di diversi pellegrinaggi. Presso la chiesetta, targhe e lapidi oltre ai resti di opere militari, ricordano gli eventi bellici. Nelle immediate adiacenze sorge anche il rifugio “Cecchin” intitolato all’ufficiale caduto a quota 2105 dell’Ortigara. In pochi minuti per facile mulattiera si scende a Piazzale Lozze dove si trova il parcheggio degli automezzi.
Per una maggiore  conoscenza di dettagli e per arricchimento personale si consigliano varie letture firmate dagli storici Cabiati, Pieropan, ecc. facilmente reperibili in  libreria.

MONTE ZEBIO (m. 1717) - mappa
Alla fine del secolo scorso il Monte Zebio veniva chiamato Monte degli escursionisti vicentini in quanto era meta di frequenti escursioni da parte di appassionati alpinisti di Vicenza. Data l’interessante storia che intorno al monte si è imperniata durante la prima guerra mondiale, anche tuttora è meta di escursioni estive ed invernali. Cerchiamo di indicare un percorso molto suggestivo anche se può presentare qualche difficoltà sia per l’orientamento che per il transito.
Partendo da Asiago si raggiunge in breve la contrada Bosco, a Nord del centro e qui si parcheggiano gli automezzi. Si prosegue a piedi per la vicina contrada Buscar da cui si sale per una mulattiera verso il Monte Rastach  (m. 1214). Qui si possono notare i resti di vecchie postazioni italiane poi cadute in mano agli austriaci che avevano fatto del Monte Rastach (ora chiamato Rasta) con il sovrastante Monte Interrotto (Monte Interknotto) un vero spauracchio per le truppe italiane operanti nella conca centrale dell’Altopiano dominata  da queste sommità. Sono noti gli episodi bellici avvenuti in questa zona, i ripetuti assalti italiani, sempre vani e cruenti e perfino la tragica decimazione da parte delle autorità militari italiane  di un reparto ingiustamente accusato di viltà di fronte al nemico.
Dalla verde dorsale del Rastach per la strada o per alcune scorciatoie nel bosco, si raggiunge la sommità dell’Interrotto (m.   1412) dominata dai ruderi di un cosiddetto forte. In realtà si tratta  di una ex caserma difensiva senza opere corazzate o artiglierie usata nell’anteguerra dagli alpini che fornivano la guarnigione fissa con compiti di esercitazioni nella zona attigua. Detto edificio non fu per nulla difeso nella straff expedition dagli italiani e gli austriaci, una volta conquistato, ne fecero non all’interno ma nelle immediate adiacenze, un efficiente nido di artiglieria. Dal forte si continua per la strada che attraverso il bosco porta al Monte Mosciag (m. 1556) dove si notano tre  cimiteri militari austriaci. Questa era una zona di retrovia austriaca. La strada che aggira i cimiteri a Nord e inizia una discesa in direzione di Asiago, ben presto la si abbandona prendendo un sentiero non ben segnato che attraverso resti di trincee e di manufatti bellici porta alla dorsale del Monte Zebio. Una volta arrivati sul dosso si scende verso il monumento eretto a ricordo della esplosione della mina di Scalambron (8 giugno 1917) che produsse gravissime perdite tra le truppe italiane della brigata Catania. Precisiamo che si trattava di una mina italiana fatta esplodere per errore sulle nostre stesse truppe.
Da qui si raggiunge la non lontana casara Zebio e si possono visitare le sovrastanti trincee di Crocetta Zebio recentemente ripristinate. Si scende in direzione Sud-Ovest per una mulattiera che porta al rifugio Stalder dedicato ad uno sportivo deceduto durante una competizione sciistica nella sottostante vallata.
La discesa per questa Valle chiamata appunto pista Stalder, presenta qualche difficoltà ma porta ben presto alla carrareccia che verso Ovest porta alle contrade Nord di Asiago tra le quali la contrada Bosco dove si ritrovano i mezzi.
Il percorso suggerisce numerosi spunti storici e dà modo di imbattersi facilmente in esemplari di flora e fauna alpine molto interessanti. Qualche difficoltà di orientamento si può trovare tra il Mosciag e la dorsale dello Zebio per l’intricato terreno e la scarsa segnaletica.

SPITZ VERLE (m. 1908) O PIZZO DI VEZZENA O PIZZO DI LEVICO - mappa
Raggiungibile con marcia di avvicinamento da Asiago a Canove per la strada statale della Val d’Assa e parcheggio automezzi nei pressi dell’Albergo Vezzena al Passo omonimo (m. 1410).
Per buona strada da qui è possibile raggiungere in pochi minuti il famoso Forte Verle, uno dei massimi fortilizi austriaci, semidistrutto dall’artiglieria italiana nel 1915, celebre per le descrizioni di eventi bellici che due  noti scrittori, Fritz Weber e Luis Trencher ci hanno tramandato. Continuando un po’ per strada un po’ per mulattiera,e con alcune scorciatoie nel bosco,si giunge in circa due ore alla vetta della montagna, lo Spitz Verle. Il fortilizio costruito sulla sommita’, piu’ che Forte era un’efficace osservatorio austriaco munito di mitragliatrici in blindatura, piu’ volte bombardato dagli italiani.
Nel 1915 fu oggetto di diversi attacchi da parte dei noti battaglioni apini “ Bassano” e “Val Brenta”, ma data la sua particolare posizione e alla tenacia delle truppe  austriache che la difendevano, rimase inespugnato.
Scendendo lungo l’orlo della Valsugana e costeggiando prima la prateria della Malga Marcai (prime linee italiane) e poi la voragine di Bocca del Camin, per un discreto sentiero segnato, si può raggiungere in due ore la sommità di Monte Mandriolo o Manderiolo (m. 2049).
La località è celebre per contestazioni di confine, per eventi bellici nei primi due anni di guerra e per l’abbondante flora alpina.
Si scende ora in direzione Est, Sud-Est verso Porta Manazzo, sede di artiglierie italiane di grosso calibro e da qui a Malga Manazzo. Da qui, in direzione Sud si attraversano le praterie della malga prima e un fitto bosco poi, seguendo il percorso della Valle Sparavieri (ex confine di stato) e si raggiunge la strada della Val d’Assa nei pressi dell’antico Termine (caserma confinaria italo-austriaca). Si risale la strada stessa in direzione di Vezzena a riprendere i mezzi per il ritorno.
Il percorso descritto, pur essendo alquanto lungo è ricco di suggestività sia per i luoghi visitati, sia per le ottime panoramiche dallo Spitz Verle e dal Manderiolo, sia per l’interesse derivante dai fatti storici colà svoltisi.
Due grandi cippi lungo la statale dal Termine a Vezzena ricordano le due grandi battaglie avvennute nella zona: quella dell’agosto 1915 per la conquista da parte italiana della Collina del Basson in cui la brigata “Treviso” subì enormi perdite e quella del maggio 1916 in cui la Brigata “Ivrea“ si oppose allo sforzo iniziale dell’esercito austriaco nella “Strafe-expedition”. Ed infine nei pressi del Rifugio Termine a pochi metri dalla strada, sul greto del torrente Assa che la affianca, un curioso antico cippo con l’effige dell’imperatore austriaco indica il vecchio confine tra Italia ed Austria.

LUOGHI SACRI E MUSEI

SACRARIO di ASIAGO - mappa

Il Sacrario è stato costruito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale per onorare la memoria dei soldati caduti.
E' costituito da un'unico piano, a pianta quadrata, in cui si trova la Cripta con le tombe dei Caduti sistemati in loculi disposti lungo le pareti di gallerie perimetrali ed assiali al cui centro è la Cappella Votiva.
Al di sopra della Cripta si apre l'ampio terrazzo al cui centro sorge un arco quadrifronte alto 47 m. Nel Sacrario sono custoditi 12.795 caduti identificati della Prima Guerra Mondiale, nonchè i resti di 21.491 caduti ignoti. Sono custoditi, inoltre, 19.999 caduti austro-ungarici.

 

MUSEO STORICO DELLA GUERRA 1915 - 1918 - Canove di Roana - mappa
Nei pressi dell'ingresso della Cripta-Ossario sono stati sistemati, in appositi locali, dei cimeli raccolti sui campi di battaglia, di Asiago, nonchè documenti e fotografie dell'epoca. Nella sezione di sinistra sono illustrate le vicende belliche del settore montano, dall'Adige al Brenta, nei primi due anni 1915-1916 della Guerra: dall'avanzata iniziale alla accanita difesa dei valorosi reparti che si sacrificarono sul Passo Buole, Pasubio, Novegno, Cengio, Zovetto, Lemerle, Valbella, Melletta per bloccare, sull'ultimo diaframma montano la grande offensiva austriaca nel maggio-giugno 1916. Nella sezione di destra sono documentate le vicende del biennio 1917-1918 della durissima guerra condotta con molto accanimento da entrambi i contendenti e conclusa con la piena disfatta austro-ungarica. In particolare, sono ricordati i disperati combattimenti sul Pasubio, i grandiosi lavori di organizzazione logistica e di rafforzamento delle difficili posizioni montane e l'olocausto delle eroiche truppe alpine nella battaglia dell'Ortigara. Si conserva pure un plastico dell'Altopiano con la rappresentazione visiva degli avvenimenti. Inoltre, un pezzo pregiato: una lettera originale di un caduto ritrovata dopo quaranta anni sull'Ortigara.

Come tutti gli altri paesi dell'Altipiano, zona di confine, anche Canove subì la violenza della Prima Guerra Mondiale. Terminato il conflitto le Comunità Montana, duramente provate, iniziarono a poco a poco la paziente opera di ricostruzione dei paesi, ed è durante quest'opera lenta ma perseverante che, disseminati ovunque, affiorarono via via quelli che furono gli strumenti della guerra: le armi, le munizioni, gli oggetti più diversi appartenenti ai soldati di entrambi gli eserciti. Oggi di quanto recuperato restano i ricordi conservati presso il Museo.

Collezioni
Nel Museo sono esposti moltissimi esemplari di granate intere ed in frammenti da esplosione, fucili di vari modelli e nazionalità, armi individuali, ricche serie di pinze tagliafili, borracce, elmetti, gavette e lampade; una serie completa di attrezzi da minatore ed una serie infinita di tutte le munizioni per armi individuali; molti oggetti tipici della guerra di posizione, quali pompe per acqua, fornelli da trincea, slitte, matasse di filo spinato con relativi paletti e reti da mascheramento.

LA STRADA DELLE 52 GALLERIE - mappa
La strada delle gallerie è un'opera unica nel suo genere, che non trova paragoni in tutto il fronte della guerra fra Italia e Austria. Si tratta di una strada mulattiera lunga circa 6300 metri, dei quali ben 2300 distribuiti in 52 gallerie ed i restanti intagliati a mezza costa. Il percorso inizia alla quota 1216 m. di Bocchetta Campiglia e termina ai 1928 m. delle Porte di Pasubio, dopo aver toccato la quota massima di circa 2000 m. sulle pendici del Soglio Rosso. Fu costruita per il transito di uomini e salmerie, allo scopo di creare un percorso alternativo alla camionabile degli Scarubbi soggetta all'osservazione e al tiro degli austro-ungarici.

CIMITERI INGLESI
Sull’Altopiano di Asiago si trovano 5 cimiteri del contingente inglese. Sono collocati in zone immerse nel verde e comodi da raggiungere. Questi piccoli “British Graves”, gestiti e tutelati dalla Commonwealth War Graves Commission, furono costruiti sui luoghi stessi che videro lo svolgersi del primo conflitto mondiale: in località Granezza (mappa) vi sono 142 lapidi, in Val Magnaboschi (mappa) 183, al Boscon (mappa) 166, a Cavalletto (mappa) 100, Barenthal (mappa) 126. Altri cimiteri sono posti ai piedi dell’Altopiano: a Dueville vi sono 135 salme, a Montecchio Precalcino 439.

AREA MONUMENTALE DEL MONTE CENGIO - mappa
Comune di Cogollo del Cengio mt. 1347
Mulattiera di arroccamento costruita dalla 93^ Compagnia Zappatori del I Reggimento Genio negli anni 1917-1918 che sfrutta cenge naturali e artificiali, nonché gallerie scavate nella roccia. Gli eventi per i quali il Monte Cengio è tristemente famoso, riguardano l'estrema resistenza dei Granatieri di Sardegna all'avanzare delle truppe austro-ungariche durante la Strafexpedition nel maggio/giugno 1916. La tenuta di questo baluardo affacciato sulla Val d'Astico e la pianura vicentina richiese il sacrificio di oltre duemila soldati. Appena sotto la cima si trova la Chiesa votiva dei Granatieri di Sardegna affiancata da una statua realizzata con schegge di granate. Nella cima del monte Cengio, punto culminante dell'area monumentale, è posta la grande croce in tralicci di ferro ed è presente un altare commemorativo. Nei pressi del Piazzale dei Granatieri si trova il rifugio (privato) “Al Granatiere”. La visita all'intera area monumentale richiede un paio d'ore.

MUSEO ALL'APERTO DELLA GRANDE GUERRA DI MONTE ZEBIO - mappa
Nel giugno del 1916, con il terminare della Strafexpedition, il comando Austro-Ungarico decise di ritirare le proprie truppe su una posizione facilmente difendibile: tra i monti Ortigara e Zebio. Il settore Monte Colombara - Monte Zebio era di grande importanza. Dietro queste linee si snodava, infatti, l'unica strada facilmente transitabile che attraverso Casera Zingarella e Malga Galmarara scendeva in Val d'Assa per poi raggiungere Passo Vezzena e le retrovie attestate a Levico e Caldonazzo, dove gli approvvigionamenti potevano giungere con la ferrovia. Per gli austriaci un cedimento in questo settore avrebbe inevitabilmente compromesso i rifornimenti alla più avanzata posizione sull'Ortigara e Campigoletti. Nel corso dell'estate e per tutto l’autunno del 1916 i reparti italiani attaccarono ripetutamente le posizioni austriache senza conseguire tuttavia alcun successo. Il rigidissimo inverno 1916 arrestò qualsiasi operazione di attacco e posticipò al giugno 1917 il piano di riconquista del Portule, vero nodo strategico dell’altopiano. L’otto giugno 1917, pochi giorni prima dell’attacco italiano, una grande mina, realizzata dagli italiani sotto lo sperone della Lunetta, scoppiò intempestivamente con due giorni di anticipo, probabilmente a causa di un fulmine, uccidendo 120 soldati italiani e causando anche la deflagrazione della contromina austriaca. Il cratere della mina venne subito occupato dagli austro-ungarici e contro di esso si infransero invano i tentativi della fanteria italiana. Svanì il progetto di sfondamento verso il Portule. Le perdite nell’Ortigara e nello Zebio furono enormi, venne applicata la tattica della guerra di massa, che richiese il sacrificio di decine di migliaia di giovanissimi soldati.

Il Comune di Asiago ha completato il recupero e la valorizzazione delle posizioni austriache della Crocetta dello Zebio e della Mina di Scalambron. Trincee, baraccamenti, ricoveri posizionati nelle immediate retrovie, gallerie, depositi e postazioni in caverna sono stati sistemati mediante la pulizia ed il consolidamento delle strutture. Sul tracciato di un vecchio camminamento italiano è stato poi ricostruito un tratto di trincea, che permette di capire come si presentavano in periodo di guerra le postazioni e le trincee italiane.

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