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Itinerari Granezza
1. BOCCHETTA GRANEZZA - BOCCHETTA GRANEZZA

Durata: 4-5 ore;
Tappe del percorso: Bocchetta Granezza (1269 m), Malga M. Corno (1327 m), Valle Granezza di Gallio, Turcio (1087 m), Billeraut - Bivio Lucca (1063 m); Barental (1° Cimitero Inglese del sito, 1198 m), Bivio Pria dell’acqua, Pian della Pecca, Malga Pian di Granezza (1251 m) e 2° Cimitero inglese, Bocchetta Granezza; Dislivello: 38 m;
Difficoltà: abbastanza impegnativo solo il tratto Pria dell’Acqua – Pian di Granezza;
Come arrivare alla partenza:da Lusiana, si sale verso Asiago e alla prima importante confluenza si devia a sinistra per il Rifugio Monte Corno, proseguendo sull’asfalto fino a Bocchetta Granezza.
Periodo consigliato:da giugno a settembre;
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.

Dalla Bocchetta si oltrepassa sulla destra il Rifugio Monte Corno e si sale tra la stele del Caduto Ignoto per la libertà e il pascolo della Malga Corno, le si passa accanto e, prima del bivio per le Malghe Campo, si devia a sinistra sulla strada sterrata che scende via via lungo la Valle Granezza di Gallio.

Si cammina tra radure e ritagli di pascolo (con qualche pozza d’alpeggio), boschi di faggio e d’abete e dopo alcune anse il percorso diventa un rettilineo quasi ininterrotto fino all’inserimento con la provinciale della Fratellanza. Si svolta a sinistra, si oltrepassa il Turcio (con il “suo” faggio secolare) e si prosegue sull’asfalto per circa un chilometro. Arrivati alla curva del lungo rettilineo che porta ad Asiago – nei pressi del bivio per i Campi di Golf – si devia sinistra sulla strada sterrata, che rasenta le cupe abetaie del Billeraut. Al successivo Bivio Lucca si gira ancora a sinistra e si comincia a risalire il Barental, tra due ali di boschi fitti e ombrosi che non nascondono del tutto le tracce della Grande Guerra (trincee, camminamenti, gallerie...). A circa 750 m dal bivio, sul fianco destro si trovano gli Ospedaletti, manufatti bellici di cemento ancora ben conservati. Più avanti ecco a sinistra il British Military Cemetery, il cimitero militare inglese del Barental, che con le sue 126 tombe allineate merita senza dubbio d’essere visitato come momento di riflessione e implicita “lezione” di civiltà. Cinquecento metri più avanti, al bivio della Pria dell’Acqua, si prende la sinistra per affrontare le ben note puntare di Granezza, il tratto in salita che costeggia il bosco sul versante orientale del Raitertal. A circa 750 metri da qui si può sostare davanti alla Lapide, la lastra marmorea commemorativa del passaggio delle truppe italiane dirette al fronte. Proseguendo in linea si attraversa le radure pascolive del Pian della Pecca (superando a sinistra l’accesso all’ex Malga Pecca) e si raggiunge il colmo, quasi di fronte al Sacello dei Partigiani Caduti (vicinissimo al Rifugio Granezza).

Si continua assai agevolmente lungo il rettilineo del Pian di Granezza con la bella malga omonima in vista, non molto lontana da un secondo Cimitero Inglese (142 tombe) sulla sinistra. Infine, dopo una breve salita, si raggiunge la Bocchetta.


2. TRINCERAMENTI DEL M.TE CORNO

Durata: circa due ore;
Tappe del percorso: Cimitero Inglese di Granezza (1260 m), Monte Corno (1383 m);
Difficoltà: nessuna;
Come arrivare alla partenza: da Bocchetta Granezza (“porta”d’accesso al sito) si scende in direzione Asiago lungo la strada che dimezza il Pian di Granezza. A 300 m circa si devia a destra e si raggiunge in breve il Cimitero Inglese.
Periodo consigliato: da maggio a ottobre;
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.

Il Cimitero Inglese di Granezza (quello del Barental è a circa 4,5 km da qui) conserva le salme di 142 giovani soldati britannici caduti quassù nella guerra ’15-’18 e merita una sosta meditativa con la lettura, seppur approssimativa, delle epigrafi dei loro familiari. Ci si dirige poi verso nord, seguendo la traccia di un trincerone non sempre evidente ed entrando via via in un bosco misto (faggio e abete rosso), abbastanza fitto da mascherare delle gallerie belliche.

Ben presto ecco i trinceramenti (parzialmente restaurati) del Monte Corno, disposti ad arco e orientati a nord-ovest, verso cioè la Piana di Granezza e il Pian della Pecca. Si tratta di un sistema difensivo mai direttamente interessato dalle operazioni belliche (grazie alla strenua tenuta della prima linea italiana nel settore Zovetto, Lemerle, Kaberlaba, Echar).

Riprendendo il cammino si oltrepassa una valletta e si entra in un bosco d’alberi alti e maestosi, dopo di che il sentiero ricalca un antico viottolo e raggiunge la spianata di una formazione di abeti rossi (una piantagione) dovuta al rimboschimento di un pascolo abbandonato (lo dimostra l’evidente traccia circolare della pozza d’alpeggio).

Si arriva quindi sul Monte Corno, con la singolare visione della “Città di roccia”, un dedalo di fessurazioni, corridoi e scafe di roccia rossastra (o rosata) che ricorda l’aspetto di un centro abitato. La pietra è il cosiddetto Rosso Ammonitico per via dei numerosi fossili di Ammoniti in essa conservate e databili a 150 milioni di anni fa.

Lasciata la sommità del M. Corno si comincia a scendere verso est lungo una schiera di svettanti abeti fino a sopraggiungere sul fondovalle Granezza di Gallio, “un’isolata e disabitata vallata dal fondo piatto, modellata dal carsismo e un tempo utilizzata come via di transumanza. Risalendo verso la testata della valle si incontra uno splendido recinto di laste, ancora perfettamente conservato, che serviva per la sosta delle mandrie in transito o per il concentramento del bestiame durante le operazioni di marchiatura, controllo dei capi, mandratura, ecc.”

Continuando sulla carrareccia si arriva alla Malga Monte Corno e da qui alla caratteristica stele commemorativa dei Caduti per la Libertà. Si scende ancora attraverso il pascolo fiancheggiando il Giardino Alpino e si ritorna alla Bocchetta.


3. VISITA AL GIARDINO BOTANICO

Il Giardino è situato a qualche centinaio di passi dal Rifugio Monte Corno, nel versante meridionale del Monte Corno, sopra una rupe cespugliata e alberata facilmente riconoscibile sia per le bancate calcaree (dalle evidenti stratificazioni), molto erose e di color rosato e sia per la staccionata in legno che ne delimita la superficie (di 4700 metri quadri).

Pur con un’estensione non certo ampia, il Giardino contempla i principali ambienti vegetazionali altopianesi, partendo da quello semiacquatico (o umido) della pozza d’alpeggio circolare posta all’infuori dalla staccionata (e che vale la pena di osservare prima di visitare il Giardino vero e proprio).

Varcato l’ingresso si trova a destra una piccola pozza d’acqua (alimentata da una condotta dall’alto), approntata per accogliere la flora e la fauna tipiche e si passa subito sotto alla parete della roccera con le piante di fessura (vedi le sassifraghe). Da qui sul sentierino di destra si sale tra le superfici riservate alla collezione botanica e alle piante officinali.

Al primo incrocio si può deviare a sinistra per vedere da vicino le “piattaforme” di rosso ammonitico (con le impronte dei fossili tipici), l’angolo delle felci, il sorbo montano e infine il bordo della roccera. Ritornati sui propri passi si sale gradualmente tra le aiuole verso gli ambienti delle conifere, il prato-pascolo, il ghiaione e, da ultimo, il pascolo d’alta quota.

Con le sue oltre 350 specie vegetali presenti, il Giardino documenta abbondantemente sia il corredo floristico spontaneo esistente nel medesimo comprensorio (genziana di Clusius, scilla silvestre, veratro comune, narciso dei poeti, orchide sambucina, senecione di gaudin, genziana maggiore, geranio crestato ecc.) sia altre specie presenti in vari punti dell’altopiano, comprese quelle dei siti più lontani e disparati (o delle montagne vicine).

Ci sono infatti fiori di pregio quali la splendida pianella della madonna (la maggiore delle nostre orchidee), il papavero alpino, la mitica edelwiss, la regina delle alpi, le dafne, i rododendri, il giglio carniolico, il fiordaliso di monte, il doronico dei macereti, il martagone e la sua varietà albina, il fiordaliso rapontico, il giglio di monte, la linaiola alpina, l’iris sibirica e l’iris del cengio alto, ecc.

Fiori appariscenti dunque e magari ben noti che colpiscono per l’unicità del portamento o per il profumo o per la policromia delle corolle, tuttavia il Giardino invita anche a guardare meglio, ad approfondire, perché le numerose specie di modeste dimensioni (non meno valide per grazia e perfezione), “pretendono” che ci si chini su di loro per osservarle da vicino e coglierne le minuzie e i dettagli.

Ovviamente le varie fioriture, oltre che essere spesso di breve durata, non avvengono in piena sincronia e bisognerebbe quindi visitare questo “osservatorio privilegiato a cielo aperto” in tempi successivi, a partire da aprile-maggio fino a settembre, certi che ogni volta c’è da assistere alla comparsa or d’una specie or d’un’altra. Ognuna ha il “suo” momento, vedi a maggio per il narciso e per l’orchide sambucina, a giugno per la pianella e il fiordaliso montano, a luglio per il papavero alpino, l’iris sibirica, l’aconito o la cicerbita, ad agosto per la genziana asclepiadea...

L’interesse naturalistico poi non si esaurisce con il momento della fioritura e dell’impollinazione, ma continua anche in quello, più tardivo, della maturazione dei frutti e dei semi. Senza dubbio sono gli insetti impollinatori che incuriosiscono maggiormente sia per il loro modo d’adeguarsi a ogni tipo di corolla (vedi ai fiori delle labiate o delle scrofulariacee), sia per lo zelo profuso nella ricerca del nettare (vedi la “perquisizione” dei fitti capolini delle composite). Si può verificare nel contempo quali siano i fiori preferiti, cioè i più visitati e accorgersi che non necessariamente sono i più vistosi.

Il Giardino in ogni caso e in ogni stagione merita comunque il massimo rispetto per la sua struttura e per ogni sua singola offerta, soprattutto per le specie rare o le più spettacolari perché han richiesto e richiedono cure e attenzioni particolari, oltre al “sacrificio” del loro prelevamento dall’ambiente d’origine per essere agevolmente ammirate da tutti.


4. BOCCHETTA GRANEZZA - BOCCHETTA PAU'

Durata: 4 ore circa.
Tappe del percorso: Bocchetta Granezza (1269 m), Pozza del Larghetto, Sarsena, M.ga Serona, M.ga Foraoro (1376 m), M. Foraoro (falde), M. Cucco (falde), Bocchetta Paù (1286 m). Dislivello: 23 m.
Difficoltà: nessuna.
Come arrivare alla partenza, dal centro di Lusiana: si sale verso Asiago e alla prima importante confluenza si devia a sinistra per il Rifugio Monte Corno; da Asiago, si prende la strada per Bassano e, al Bivio Lucca, si continua lungo il Barental, si supera il British Military Cemetery e al bivio successivo si sale a sinistra proseguendo fino alla Bocchetta (di fronte al Rifugio M. Corno).
Periodo consigliato: da aprile a ottobre (consigliatissimo maggio).
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.

Partiamo dunque da Bocchetta Granezza seguendo, fra le tante indicazioni di lato, quella del Giro delle malghe o del Cavalletto British Military Cemetery.

E’ una strada panoramica di vecchia data (vedi i paracarri di pietra che talora la delimitano), che contempla dall’alto la digradante pedemontana e la pianura vicentina. Subito sotto, bene esposta, ecco la bella Malga Mazze inferiori e, sopra, Malga Mazze superiori, ambedue in mezzo alle “città di roccia” in rosso ammonitico.

A maggio i pascoli biancheggiano, “ondeggiano” di narcisi e il vento ce ne riporta tutta la fragranza.

La flora alpina è qui in anticipo sul resto dell’Altopiano e annovera altre specie di pregio, tra le quali, ad esempio, l’Orchide sambucina o il Geranio crestato.

Boschi misti ai lati (carpini, abeti, sorbi montani, faggi, noccioli ecc.), con una presenza che non può non essere notata, quella di una robusta ombrellifera a fiori bianchi, la Cicutaria fetida (Molospermum peloponnesiacum). Al primo evidente bivio seguiamo la strada bianca di destra, tra pascoli aperti a sud e scarpate di calcare grigio. Sotto strada un’altra bella malga, Malga Fonte. Al secondo bivio ci teniamo sulla sinistra.

Altre malghe più o meno visibili: dapprima: M.ga di Fondi, in alto a destra, più avanti, M.ga Serona, ben evidente alla nostra sinistra, la quale merita una sosta contemplativa del paesaggio. Quindi Malga Foraoro, che anticipa di un bel po’ la successiva, sottostante M.ga Sunio. Questo lungo tratto tra le malghe può definirsi una vera e propria riviera dei fiori di montagna, con un’altitudine che s’avvicina ai 1400 metri. La vegetazione ad alto fusto dirada o scompare, le praterie quasi precipitano verso il piano e la strada corre...incontro al mondo!

Il M. Summano è di fronte, dietro il Pasubio e il Novegno, in basso, distesi ai nostri piedi, gli operosi centri di Piovene e di Chiuppano. I canti primaverili rivelano la presenza del Prispolone, dello Strillozzo, dello Zigolo giallo... Dopo la lunga balconata sullo sbocco della Valdastico, si entra nella faggeta e si procede agevolmente fin quasi alla carrareccia d’ingresso di M. Sunio (sulla sinistra) per poi scendere a serpentina nel bosco misto fino all’invaso di Bocchetta Paù, provvisto di aree adibite alla sosta.

Da qui alla strettoia della bocchetta con la strepitosa vista sulla vallata il passo è breve e vale senza dubbio la pena affacciarvisi per guardarsi attorno, attenti alle varietà floristiche e ai grandi scenari, non ultime le pareti a strapiombo delle vette contigue: Sogio Vasaro (1409 m), Cima Favaro (1433 m), Cima del Gallo (1417).
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