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Itinerario Buso della Rana
BUSO DELLA RANA
Sicuramente la bellezza della Rana non è rappresentata dalle concrezioni calcitiche, che sono rare e purtroppo troppo spesso oggetto di azioni di teppismo. Il fascino di questa grotta sta nel poter percorrere per ore gallerie sempre diverse, alternando condotte lavorate dall’acqua con saloni e gallerie di crollo, camminando comodamente per poi trovarsi a strisciare in bassi laminatoi o ad infilarsi attraverso passaggi fra massi.

La visita del Buso della Rana può essere fatta da chiunque conBuso della rana stivali ed un paio di torce elettriche fino al Sifone; proseguire oltre è consigliabile solo se accompagnati da esperti speleologi che conoscano il regime idrico interno e le varie diramazioni di questa cavità labirintica.

In grotta ci sono poco più di 10° C con un’elevata percentuale d’umidità e quindi fa freddo, specialmente quando si resta fermi. L’abbigliamento consigliato deve prevedere capi vecchi che si possano rovinare in quanto si è spesso a contatto con la roccia. Maglia in pile con sopra un k-way per trattenere il calore, pantaloni caldi, calze grosse di lana (meglio se doppie), stivali da sotto il ginocchio, guanti impermeabili. In alternativa può andare benissimo anche una tuta da lavoro da mettere sopra i vestiti. Caschetto da alpinismo con impianto d’illuminazione frontale, elettrico o a carburo, in modo da avere sempre le mani libere da usare per appoggiarsi alla roccia durante la progressione. E’ importante portare sempre con sè una fonte d’illuminazione supplementare e batterie di riserva! Senza luce è assolutamente impossibile avere la benchè minima possibilità d’uscita. Per farsi da sicura durante l’attraversamento della ferrata sopra il Laghetto di Caronte, si rende necessario l’imbrago da ferrata completo o quantomeno un moschettone con cordino.

L’ingresso della grotta si trova sulla strada provinciale che unisce Monte di Malo con Priabona; in corrispondenza del ponte che attraversa il Rio Rana (parcheggio nelle vicinanze) si stacca una stradina chiusa da un cancello, sempre aperto, che in breve conduce all’imponente portale roccioso.

Sulla destra si trova il Ramo Destro dell’Ingresso che scarica le acque provenienti dal Ramo Nero e che termina dopo un centinaio di metri di basse condotte su un sifone.

Il primo tratto del Ramo Principale fino al Sifone può presentarsi quasi completamente secco oppure con tratti allagati a seconda dell’andamento delle precipitazioni nel periodo precedente. Arrivati al Sifone si capisce subito come sia facile sommergere i trenta centimetri d’aria che ci sono tra lo specchio d’acqua e la roccia: un’enorme blocco concrezionato, crollando, ha formato una sorta di diga naturale.

Si passa strisciando sulla roccia nella parte sinistra e dopo tre metri si entra nella Sala del Trono o della Colonna; qui è possibile osservare i cancelli arrugginiti che nel 1974 avrebbero dovuto impedire l’ingresso agli sprovveduti. Furono segati dopo appena qualche mese e non più risitemati.

Si passa il Laghetto di Caronte, profondo oltre due metri, con l’ausilio della ferratina CAI Malo anzichè usare il canotto come si faceva fino al 1978.

La galleria prosegue diritta e molto alta fino al Trivio dove da destra proviene il Ramo delle Marmitte; si prosegue diritti superando un tratto allagato ed immettendosi in uno dei tratti più belli della grotta: alte pareti levigate accompagnano il nostro incedere risalendo il corso d’acqua.

Si lascia sulla sinistra l’accesso al Ramo del Pantano e, giunti al Labirinto, si abbandona per un attimo il corso d’acqua per risalire un passaggio fossile più agevole. Ridiscesi sul ruscello, una secca curva di 90 gradi a destra e poco dopo un’altra verso sinistra: in corrispondenza di questa, sulla destra, la deviazione per il Ramo Morto (poco visibile). Si arriva al largo laminatoio, con altezza minima di 80 cm, dove è possibile osservare l’affioramento delle prime rocce nere basaltiche. Si entra quindi nella Sala dei Massi, caratterizzata da un piatto soffitto ed enormi macigni accatastati sul fondo, che deve essere completamente attraversata, per poi passare, sulla destra, una cengia aerea sopra un profondo lago e calarsi in mezzo ai massi per ritornare a livello dell’acqua. Poco avanti incontriamo la Cascata dove da destra si immette il Ramo Attivo di Destra che dà accesso alle parti più interne della grotta.

Si salgono i 5 metri della scaletta in alluminio e si entra nel lungo Corridoio delle Stalattiti molto simile ad una piccola forra con pareti strette ed alte ed un andamento meandriforme molto sinuoso. I primi esploratori dettero questo nome per l’abbondanza di meravigliose concrezioni. A percorrerlo oggi si può solo immaginare la sua bellezza osservando i tronconi delle stalattiti spezzate. Ma più delle concrezioni questo tratto ci delizia con enormi marmitte colme d’acqua, un ponticello di roccia e l’affioramento di una bancata di coralli fossili.

Avanzando, la galleria aumenta progressivamente la propria larghezza a scapito dell’altezza e ad un certo punto si abbandona il corso d’acqua per risalire la china di un lungo pendio franoso. La distanza fra pavimento e soffitto si riduce progressivamente fino al passaggio che immette nell’immenso Camerone della Lavina. Si tratta di una “sala di crollo” con enormi macigni disseminati sul fondo.

Qui termina il più classico e uno fra i più belli itinerari del Buso della Rana: proseguire oltre, fino all’Androne Terminale, significa affrontare un’impegnativa strettoia, qualche problema d’orientamento ed almeno un’altra ora di cammino veloce.

Il ritorno avviene per la stessa via percorsa all’andata. Una bella variante potrebbe essere il Ramo delle Marmitte, ma bisogna essere disposti a bagnarsi almeno fino alla pancia! Dopo aver passato la Sala dei Massi ed il basso laminatoio seguente, in corrispondenza di una curva a 90° verso destra, sulla sinistra si stacca una stretta fessura che sale verso l’alto. Essa immette nelle alte gallerie del Labirinto e poco più avanti si giunge alla Sala da Pranzo dove è possibile osservare la scatola con il telefono di emergenza per comunicare con l’esterno. E’ questo il punto di sosta preferenziale per coloro che dovessero restare bloccati all’interno da una piena.

Si scende uno scivolo fangoso e si prende verso destra il Ramo dell’Argilla, mentre a sinistra si trova il Ramo Morto. Si avanza camminando sul fondo fangoso del ruscello e si tralascia a sinistra la corda che sale al Ramo dei Ponticelli. Il tratto che segue è caratterizzato da bellissime ed alte gallerie profondamente lavorate dall’erosione idrica.

Una sequenza di curve a gomito, intervallate da lunghi tratti rettilinei, ci porta presto alle spettacolari marmitte che hanno dato il nome a questo ramo. Da qui in poi troviamo solo roccia nuda ed acqua con profondità variabili e divertimento assicurato fino a raggiungere il Trivio sul Ramo Principale. Ripercorriamo poi di nuovo la ferrata sul Lago di Caronte e il Sifone per raggiungere l’uscita.

Le rocce sono levigate dal continuo passaggio di persone ed è specialmente al ritorno che il pericolo di scivolare è maggiore; prestare grande attenzione nel camminare ed usare sempre le mani in appoggio sulle rocce circostanti.

"tratto dal libro SPELEO PER TUTTI di Sandro Sedran"
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