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1. DA PORTA MANAZZO A CIMA MANDERIOLO
un rapido affacciarsi sulla Valsugana
Durata: 3-4 ore;
Tappe del percorso: Bivio Malga Porta Manazzo (1755 m), Porta Manazzo (1795 m), Cima Manderiolo (2049 m), Fondi di Campo Manderiolo, Bivio Porta Manazzo;
Dislivello: 300 m;
Difficoltà: nessuna;
Come arrivare alla partenza: da Asiago si va a Camporovere e si prosegue verso Trento (Valdassa) per 10 km circa: al Bivio per Cima Larici si devia a destra e si sale a tornanti per 8 km circa fino al bivio con la Malga di Porta Manazzo, dove si parcheggia.
Periodo consigliato: da giugno a settembre;
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.
Si prende subito di petto il pendio di fronte all’ingresso della malga e in breve si raggiunge Porta Manazzo, il valico che scavalca la linea di cresta sopra la sottostante Valsugana. Si prosegue a sinistra verso Cima Manderiolo, costeggiando un profondo trincerone occupato da alte erbe rigogliose (tra cui gambirossi e adenostili, “il cavolaccio verde”) ed entrando poi in boschi diradati con abeti, larici, ginepri nani, rododendri e altre specie alpine. Al di là del ciglio estremo dell’Altopiano si scorge in basso la Val di Sella e i versanti della catena dell’Armentera. Il sentiero non corre sempre in cresta, ma s’abbassa a momenti nei pascoli e, alla biforcazione di quota 1900 m con il sentiero che arriva dal basso attraverso i Fondi di Campo Manderiolo, riprende ad avvicinarsi sempre più decisamente alla Cima omonima. Dopo aver superato la croce di ferro (2030 m) e l’innesto con il bivio per Cima Vezzena, si raggiunge, sulla destra appena, la vetta posta a 2049 metri, in piena vista dei laghi di Levico e di Caldonazzo (divisi tra loro dal lungo promontorio di Tenna).br> Da quassù lo sguardo può spaziare ben oltre la Valsugana: dai vicini Lagorai ai lontani ghiacciai delle Alpi, alle scultoree Dolomiti... A oriente si staglia l’inconfondibile profilo del Portule e, a occidente, quello piramidale di Cima Vezzena. Si ritorna alla biforcazione a 1900 m e si scende a destra nei pascoli di Campo Manderiolo – pacifica conca con la pozza d’alpeggio e tane di marmotte – e seguendo la mulattiera, tra abeti, larici e cespi di ontano verde, si sopraggiunge alla carrareccia Manazzo – Vezzena. Si prosegue a sinistra fino al posteggio.
2. DALLA VAL GALMARARA A CAMPO GALLINA PASSANDO PER BIVIO ITALIA
ai piedi dei Duemila, tra il silenzio e il ricordo
Durata: 6-8 ore.
Tappe del percorso: Bivio Malga di Galmarara (1614 m), Bivio Tre Fontane, Bivio Italia (1987 m), Quota 2055 m, Campo Gallina (1891 m), Monumenti, Selletta di Dubiello, Busa del Molton, Malga di Galmarara, Bivio; Dislivello: 441 m circa. Difficoltà: impegnativo il primo tratto.
Come arrivare alla partenza: da Asiago si va a Camporovere, si prosegue sulla Valdassa per 4,5 km circa e si monta sulla deviazione di destra per la Val Galmarara fino al Bivio Malga di Galmarara, dove si posteggia.
Periodo consigliato: da luglio ad agosto.
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.
Dal Bivio Malga di Galmarara (1614 m) ci s’incammina diretti a nord passando sotto ai bastioni verticali dello Zingarella, in vista del Corno di Campo Bianco e della Cima dell’Arsenale. Saliamo a tornanti tra mughi, larici e salici. A quota 1800 m circa la strada sfocia nella Busa della Pesa, ampio pianoro rettangolare. Seguiamo il perimetro dell’invaso e quindi il lungo rettilineo della Costa di Campo Bianco. All’altezza del Rifugio Tre Fontane ecco rivelarsi, coerente e maestosa, la catena estrema dell’Altopiano con la “piramide” della Cima Dodici, il principale punto di riferimento (2336 m). Proseguiamo sotto la scogliera del Corno traforata di gallerie belliche e continuiamo a salire per un’interminabile serie di curve, fiancheggiando delle doline (con inghiottitoi) e riuscendo a vedere, a ovest, Bocchetta Kempel, punto d’intervallo tra la vetta del Portule e quella opposta del Trentin. Quand’è ben visibile il Bivacco dei Pastori raggiungiamo il Bivio Italia alla considerevole quota di 1987 m, proprio in piena vista della Catena dei Duemila che chiude a nord l’Altopiano e la zona alta in particolare e dove signoreggia la Cima Dodici con i suoi 2336 metri di quota. Seguiamo poi la carrareccia di sinistra che curva subito dopo la Busa della neve. Tutta l’area è solcata da un reticolo di mulattiere, trinceramenti, muretti a secco, gallerie e strade militari secondarie. Saliamo a serpentina e a tornanti verso quota 2055 m, “finestra” quanto mai felice sulla zona alta. Poco prima del colmo v’è la lapide commemorativa del generale austriaco Mecenseffy. Scendiamo rivedendo a sud la punta del Corno di Campoverde e del Motti (seguiti in linea dalla massiccia mole del Colombarone). Alla nostra destra, scorci di paesaggio carsico con doline e campi solcati esemplari. Gallerie belliche frequenti. A quota 2018 m, la Busa del Can, proprio sul ciglio stradale. Fiancheggiamo il Colombarone fino a sopraggiungere alla grande conca di Campo Gallina, profondamente segnata non solo dagli eventi geologici ma anche, chiaramente, da quelli bellici. Era il centro delle retrovie austro-ungariche, il comando cioè della VI divisione di fanteria,” una vera e propria città caserma”. Sulla destra, sopra il primo tornante, ecco il solenne monumento al Mecenseffy che fu colpito a morte da una scheggia di granata. Più giù vediamo la stazione della funicolare, la cisterna e, quasi di fronte, il monumento ai caduti che anticipa l’ex cimitero di guerra. La sede del comando era al riparo dei Costoni del Colombarone. Proseguiamo accanto a resti di ricoveri e alle gallerie del deposito munizioni austriaco, superiamo una mulattiera sulla destra (che porta a Bocchetta Kempel) e raggiungiamo il Bivio di Campo Gallina con il monumento all’Arciduca Eugenio e l’ex cimitero austriaco. Ci teniamo sulla sinistra (a destra, con la Erzherzog Eugen Strasse, si sale a Bocchetta Portule), in costa all’Arsenale e, a quota 1780 m, ci affacciamo sulla vastissima conca pascoliva di Malga Portule. Rivediamo poi l’ex Casara Portule di Sotto e continuiamo sulla carrareccia a tratti lastricata fino alla Selletta del Dubiello (1800 m): da qui ecco la vista della piana di Asiago, della cinta montuosa meridionale ed oltre. Dopo la curva si ritorna a scendere vedendo i costoni dello Zingarella e, giù nella valle, Malga Galmararetta. La strada piega sempre più a sinistra e raggiunge il Bivacco Busa del Molton, posto in una zona straordinariamente ricca di voragini, tra cui appunto quella del Molton, che con i suoi 92 m s’apre proprio sul ciglio della strada. Dopo qualche tornante riecco Malga di Galmarara.
3. DALLO SCOGLIO BIANCO ALLA MINA DELLA BOTTE
un’incursione nel cuore della Zona Alta, laddove la natura ovatta il passato
Durata: circa 4 ore;
Tappe del percorso (Sentiero 836 CAI): Bivio di Scoglio Bianco (1539 m), Tabela (1577 m), Casara le Busette (1537 m), Fontanello del Gallo (1815 m), Mina della Botte (1831 m);
Dislivello complessivo: 440 m;
Difficoltà: impegnativo il tratto d’avvicinamento;
Come arrivare alla partenza: da Asiago-centro si vada a Contrà Rigoni di sotto e si prenda la strada per Val Giardini che, dopo una serpentina, attacca decisamente la Puntara del Lom, supera la Croce di S. Antonio per raggiungere il Bivio di Scoglio Bianco. Qui si può lasciare l’auto.
Periodo consigliato: da luglio a settembre;
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.
Dal Bivio di Scoglio Bianco ci si avvia verso nord costeggiando la sottostante Val di Nos, ricca di boschi d’abete e faggio. Giunti alla Tabela (1577 m) si devia sulla mulattiera di destra, scendendo fino all’innesto con la carrareccia che sopraggiunge dalla Val di Nos e con quella proveniente dal Cimon di Fiara. Qui si piega a sinistra seguitando la valle, si passa accanto all’ex Casara delle Busette, nel vecchio pascolo inerbato (1537 m). A trecento metri da qui si sale ancora a sinistra sul sentiero che tendendo sempre a nord-ovest va a raggiungere, con un dislivello di 350 metri circa, una galleria bellica assai ben conservata - il Fontanello del Gallo – che s’apre sotto lo Scoglio della Botte (1841 m). Alla volta della galleria è agganciata, più o meno come durante la Grande Guerra, una grondaia che versa l’acqua (freschissima) nella vasca situata all’ingresso. Già questo basta a riportarci al conflitto che coinvolse l’Altopiano (territorio e popolazione) in un disastro così immane da non essere mai più dimenticato. Del resto, quassù tutta l’area dello Scoglio e della Mina della Botte (con la zona limitrofa), oltre agli effetti dello scoppio, appare stracolma di resti bellici (trincee, postazioni, gallerie, manufatti di vario genere e ancora residuati) in buona parte assai evidenti e perciò eloquenti. Perlustrando poi i versanti a nord – quelli a strapiombo, incombenti sulle Terre More - si può scoprire nell’assedio fittissimo dei mughi, l’imboccatura quasi verticale delle postazioni austriache (le feritoie delle mitragliatrici e del cannone oppure quelle, non molto discoste, dell’osservatorio) a controllo del bassopiano sottostante.
4. TRA CIMA DELLA CALDIERA E L’ORTIGARA
un pellegrinaggio ai luoghi sacri degli Alpini
Durata: 4-5 ore;
Tappe del percorso: Piazzale Lozze (o Passo Stretto, 1770 m), Chiesetta del Lozze (1920 m); versante nord-ovest di Cima della Campanella; versante sud-est del M. Campanaro (1995); Osservatorio Torino (2109 m); versante nord-est di Cima della Caldiera; Cima della Campanella (1889 m), Piazzale Lozze;
Dislivello (in salita): circa 360 m;
Avvertimenti: proteggersi dal sole, prudenza nei passaggi, munirsi di torcia elettrica;
Come arrivare alla partenza: da Gallio, passato il paese (sulla strada per Foza), si devia a sinistra risalendo la Valle di Campomulo e proseguendo in linea anche quando termina l’asfalto. Sulla strada sterrata si oltrepassa l’accesso alle due malghe contigue – Fiara e Mandrielle – e la deviazione per la Piana di Marcesina (a destra). Si continua ancora a lungo, si tralascia sulla destra la carrareccia per Malga Fossetta e, tenendosi sempre in linea, si arriva al Piazzale Lozze dove si posteggia.
Periodo consigliato: luglio-settembre;
Cartografia indicata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.
Si supera la catena della vecchia mulattiera e si sale a serpentina, tra le pendici del M. Lozze e di Cima Campanella, fino alla Chiesetta del Lozze (con il tempietto ossario accanto). Da qui si può facilmente raggiungere la bianca Madonnina del Lozze che, collocata per consacrare ancor più il territorio circostante, invita ad una silenziosa commemorazione dell’incredibile ecatombe quassù avvenuta e alla riflessione. Un po’ più su, scavalcata la selletta, si segue il sentiero di destra (verso Cima della Campanella) che va a costeggiare una profonda e ben visibile trincea. Da qui lo sguardo può subito spaziare sull’intera plaga sommitale dell’Altopiano e soffermarsi dinanzi all’impressionante, maestosa successione di rilievi di roccia grigiastra, spesso nuda o interrotta dalle verdi chiazze dei mughi e dalle punte dei larici. Un paesaggio carsico imponente, ricco di vallette, di doline, di campi carreggiati, di massi erosi e di cavità sotterranee e, nel contempo, un territorio violentato e martoriato che una prodigiosa natura continua, seppur lentamente, a bonificare. “Da sinistra a destra, emergono il Corno di Campobianco, la dorsale Arsenale - Colombarone - Corno di Campoverde con l’antistante cocuzzolo del M. Forno e, più vicina, la compatta schiera dei monti Chiesa, Campigoletti, Ortigara, sulla quale poggiava l’estrema linea di resistenza austroungarica; dietro il Chiesa ecco la sagoma piramidale di Cima Dodici (2336 m, massima elevazione del territorio vicentino) e, ancora a destra, le cime Undici, del Prà e Castelnuovo”. Si prosegue in cresta in mezzo a intrichi di pino mugo e tendendo alla Cima della Caldiera. Alla quota di 1950 m si piega a destra, per scendere in una lunga depressione carsica con resti di manufatti bellici (muri semicrollati di baraccamenti dei soldati italiani). Più avanti, si supera il raccordo con il sentiero della Caldiera (1970 m) e ci si innalza fino al bivio di quota 1995 m, in vista delle trincee del M. Campanaro e della brulla gobba dell’Ortigara, “dalla roccia più chiara, quasi bianca, perché i bombardamenti l’hanno ridotta in tante piccole scaglie”. Vi si intravede la “colonna mozza” degli Alpini di quota 2105 m (il cippo italiano eretto sulla cima principale) e a destra il cippo austriaco (2101 m). “Poi la cresta va giù e finisce in una piccola punta, la cosiddetta Quota 2003 m. Tutto il monte, nel giugno 1917, era occupato dagli austriaci. I comandi italiani decisero però che l’Ortigara andava conquistata ad ogni costo e ordinarono gli assalti. Ma per arrivarci bisognava prima scendere di corsa nel vallone qui sotto - il Vallone della morte – così chiamato dai soldati perché era sotto il tiro micidiale delle mitragliatrici austriache”. Nell’insensata battaglia dell’Ortigara i comandi italiani sacrificarono inutilmente oltre ventimila soldati: ecco il perché dell’appellativo di “Calvario degli Alpini”. Da quota 1995 m s’imbocca il sentiero che aggira una ben nota dolina – il Pozzo della Scala – in cui si raggruppavano le truppe prima dell’assalto e si “conquista” la Cima della Caldiera con la croce in vetta. Da quassù si domina la Valsugana lungimirando gli aspri profili dell’Adamello, delle Dolomiti del Brenta e l’infinita sequenza delle vette trentine. Si ritorna quindi sui propri passi e si discende la mulattiera sul fianco orientale della Caldiera, non senza ammirare le piccole-grandi meraviglie della flora alpina, i fiori di roccia quali i raponzoli, le tenaci sassifraghe (vedi la sassifraga autunnale e la sassifraga azzurra), la minuscola silene a cuscinetto, la veronica fruticosa (dai mirabili “occhi” d’intenso azzurro... Due tornanti dopo, sulla sinistra, c’è la breve deviazione per l’Osservatorio Torino “una galleria pluridirezionata costruita dagli italiani per controllare di nascosto le mosse del nemico. Il panorama si apre ora verso la parte est dell’altopiano con le suggestive propaggini di Cima Incudine, Torin della Fossetta e Punta Molina strapiombanti sulla Valsugana”. Da qui si prende la mulattiera di destra per raggiungere una serie di caverne belliche, si oltrepassa la strettoia di quota 1970 e, aggirando la Cima della Campanella, si scende zigzagando al Piazzale Lozze.
5. AI CASTELLONI DI SAN MARCO
"il fiore all’occhiello" dell’Altopiano
Durata: 3-5 ore;
Tappe del percorso (sentiero CAI 845): Bivio Tiffgruba (1525 m), Malga Fossetta (1666), Bivio Busa dei Quaranta (1726 m), Castelloni di San Marco (1830 m), Bivio Tiffgruba; Dislivello totale: 300 m;
Avvertimenti: ai Castelloni muoversi con attenzione e prudenza (meglio con una guida) e munirsi di torcia elettrica;
Come arrivare alla partenza: da Gallio, si va alla deviazione per Valle di Campomulo e la si risale a lungo continuando in linea anche dopo il tratto asfaltato e sempre in direzione Ortigara. Si oltrepassa uno dopo l’altro l’accesso a Malga Fiara e a Malga Mandrielle e poi la carrareccia che sulla destra scende alla Piana di Marcesina. Procedendo ancora per un buon tratto si arriva al Bivio Tiffgruba, (in prossimità della strada per Malga Fossetta). Qui si può lasciare l’auto.
Periodo consigliato: luglio-settembre;
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.
Il percorso va ad attraversare una zona situata quasi all’estremo nord-est dell’altopiano e che fu abbastanza “rispettata” dalla devastazione e dagli sconvolgimenti della Grande Guerra. L’intero ambiente infatti appare più integro che altrove, con pascoli rigogliosi e maestose foreste di larici e abeti. Il sentiero proposto inizia subito a salire verso nord e, come una scorciatoia, scavalca la strada della Malga Fossetta, la raggiunge, la supera e prosegue in linea lungo la valletta sottostante. A circa 250 m dalla malga ecco gli scavi e le tane delle marmotte. Dopo il pascolo si penetra i boschi tra i larici, gli abeti, i primi mughi e i canti degli uccelli nidificanti (fringuelli, luì, ciuffolotti, cince...). Fiori caratteristici in abbondanza: genzianelle, timo, vulneraria, ambret ta, viola bifora e qualche “rampante” clematide alpina. Si costeggiano delle doline e bucolici tratti a rododendri, eriche e ginepri nani, passando spesso sotto a costoni rocciosi con i mughi a drappo. Tutto l’ambiente appare sempre più tipico e avvincente sia per il paesaggio rupestre che per la vegetazione che si diversifica via via (rosa alpina, giglio martagone, imperatoria, uva di volpe, botton d’oro, aconito ecc.). Giunti al bivio di quota 1726 m, teniamo la destra (verso i Castelloni), a sinistra invece si va alla Busa dei Quaranta. Il percorso è, in pratica, un continuo saliscendi, con le manifestazioni carsiche maggiormente evidenti e frequenti (campi carreggiati e qualche piccola voragine recintata). A quota 1700 m altro bivio e da qui si piega a destra, arrivando infine alla strettoia d’ingresso dei Castelloni (1808 m). Si penetra in trincee di roccia bianca molto anguste, preludio allo straordinario labirinto successivo, il “cuore” dei Castelloni di San Marco. Nel tratto finale c’è da scegliere tra due possibilità: a sinistra si sale a visitare la parte alta (1825 m), dalla destra invece ci si può calare con la corda fissa sino all’entrata della Grotta Maggiore per salire poi (con l’altra corda) sulla sommità. Quassù, oltre ai pini silvestri e ai larici contorti si possono ammirare fiori caratteristici tra cui l’inconfondibile stella alpina, l’aquilegia di Einsele, la cicerbita alpina, l’ormino, la pinguicola alpina... Tutto il sito è un museo a cielo aperto del fenomeno carsico sia superficiale che sotterraneo dell’Altopiano e offre una strabiliante gamma di forme, dalle più cospicue a quelle più modeste o in miniatura (vere e proprie cesellature). La bellezza delle rocce d’un biancore abbagliante, finemente modellate (forate, scolpite, scanalate...) da un’erosione millenaria, fanno del sito un luogo affascinante come pochi.
Itinerari Fiume Brenta dal confine trentino a Cismon del Grappa
1. VALGADENA
Dove si trova L’itinerario risale una parte dell’orrida e rupestre Valgadena, una tributaria del Brenta che incide profondamente il versante orientale dell’Altopiano dei Sette Comuni.
Come arrivare alla partenza Si raggiunge Valstagna lungo la Valle del Brenta e di qui le case del borghetto Valgadena poste circa quattro chilometri a settentrione, lungo la strada principale. Il punto di partenza è fissato all’inizio della valle che si apre sulla sinistra (ovest).
Segnavia CAI. N° 784
Dislivello Circa 150 metri
Tempo di cammino Poco meno di un’ora (solo andata)
Percorso Mulattiera a tratti sconnessa
Difficoltà Nessuna (a meno di non uscire dal tracciato). Chi volesse continuare lungo tutta la valle deve invece essere ben allenato per sentieri di montagna.
Tavoletta IGM. Valstagna
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
E’ un percorso con analogo tracciato per andata e ritorno
Dal punto di partenza, si imbocca senza indugio la stradina che entra nella valle e poi via via diviene un tracciato sempre più simile ad un sentiero. A 15 minuti dalla partenza, nella parete destra si apre il “Covolo Grando”, un’enorme caverna sulle cui pareti si allenano alpinisti e speleologi. Il percorso rimane sempre in prossimità del fondovalle e non incontra alcun bivio significativo per un lunghissimo tratto. Un punto di stop e di ritorno può essere fissato in corrispondenza di una delle grandi pareti strapiombanti che si incontrano lungo il cammino.
Chi volesse invece continuare, troverà che la valle si stringe via via sempre di più fino a divenire una forra angusta e incassata. Attorno a quota 800 (circa 2 ore di cammino) si trova una deviazione: sia a sinistra che a destra, il segnavia CAI diviene n° 800 e porta sulle sommità delle due elevazioni che racchiudono la valle (percorso solo per esperti).
Il ritorno (dal punto di stop) avviene per lo stesso itinerario di salita.
2. PONTE SUBIOLO
Dove si trova L’itinerario percorre un breve tratto di sentiero che, partendo dalle case di Ponte Subiolo in comune di Valstagna, permette di raggiungere l’omonimo laghetto di origine carsica.
Come arrivare alla partenza Si raggiunge Valstagna lungo la Valle del Brenta e di qui le case di Ponte Subiolo poste un paio di chilometri a settentrione lungo la strada principale. Il punto di partenza è fissato presso il piccolo parcheggio a meridione del ponte.
Segnavia CAI. Assenti
Dislivello Pressoché inesistente
Tempo di cammino Pochi minuti
Percorso Tratti di sentiero
Difficoltà Sentiero brevissimo, facile in sé, ma da seguirsi con grande prudenza laddove si avvicina all’acqua. E’ da evitare qualsiasi deviazione perché pericolosa.
Tavoletta IGM. Valstagna
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
È un brevissimo percorso, con analogo tracciato per andata e ritorno, che permette di andare a scoprire un laghetto carsico a cielo aperto. Dal punto di partenza, lasciato alle spalle il parcheggio, si passa in mezzo al gruppetto di case e si giunge ad un terrazzamento che si apre sulla destra (nord). Lo si attraversa utilizzando una piccola traccia nell’erba e all’angolo opposto si prende il sentierino che lambisce la montagna e che con poche svolte scende (fare molta attenzione) fino all’acqua. Il ritorno può avvenire solo lungo il medesimo itinerario di andata.
3. CALA' DEL SASSO
Dove si trova L’itinerario percorre la ripida e stretta valle che collega la contrada Sasso, posta sul limitare orientale dell’Altopiano dei Sette Comuni, al sottostante paese di Valstagna, posto lungo la valle del Brenta.
Come arrivare alla partenza Si raggiunge Valstagna lungo la Valle del Brenta e dalla piazza del paese si imbocca la strada che sale a Foza. Al secondo tornante di questa strada è fissato il punto di partenza.
Segnavia CAI N° 788
Dislivello Circa 750 metri
Tempo di cammino Due ore (solo salita)
Percorso Mulattiera lastricata
Difficoltà Percorso faticoso (attenzione in discesa nei giorni di pioggia poiché le pietre divengono viscide)
Tavoletta IGM Valstagna
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
E’ un percorso con analogo tracciato per andata e ritorno.
Il punto di partenza è fissato al secondo tornante della strada asfaltata che da Valstagna sale a Foza. Si lascia la strada e si imbocca una stradina in terra battuta che segue il fondovalle (in questa prima parte si tratta della Val Frenzela). Dopo aver percorso poco più d’un chilometro, si nota sulla sinistra (sud-ovest) lo sbocco della piccola Valle del Sasso. Si lascia perciò la valle principale e si imbocca decisamente questa valletta, iniziando a percorrere la mulattiera della Calà del Sasso (segnavia CAI n. 778). Il tracciato sale deciso e, dopo un primo bivio (una deviazione a sinistra per l’Alta Via del Tabacco - sentiero CAI n. 780), prosegue solitario senza incontrare più alternative. Il luogo è suggestivo, la mulattiera a tratti è una vera opera d’arte. Sale sempre decisa, ora con attraversate e ora con svolte più ravvicinate, traversa più volte il fondo del vallone e finalmente sbuca in mezzo ai prati dell’Altopiano a quota 950 m circa. Raggiunta una stradina, la si può seguire verso destra (nord-ovest) arrivando in pochi minuti all’abitato di Sasso.
Il ritorno avviene per lo stesso itinerario di salita.
4. SENTIERO NATURALISTICO DI OLIERO
Dove si trova L’itinerario percorre un tracciato ad anello all’interno del Parco delle Grotte di Oliero, in comune di Valstagna.
Come arrivare alla partenza Si deve raggiungere la frazione Oliero del comune di Valstagna, posta circa due chilometri a meridione dell’abitato capoluogo, lungo la strada Campesana. Il punto di partenza coincide con l’entrata del Parco delle Grotte (ampie segnalazioni), posto presso il ponte sul torrente Oliero che divide in due la frazione.
L’ingresso è a pagamento.
Segnavia CAI Assenti (sono però presenti altre tabelle indicatrici)
Dislivello Circa 200 metri
Tempo di cammino Poco più di un’ora
Percorso Stradina e poi sentiero
Difficoltà Nessuna, ma va considerato un sentiero di montagna
Tavoletta IGM Valstagna.
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
Si tratta di un percorso ad anello che compie un largo giro attorno alla valletta che forma la testata orografica dell’area delle grotte. Il punto di partenza è fissato presso l’ingresso del Parco. Si fa un brevissimo tratto pianeggiante e poi si inizia a salire sulla destra (est). Si lascia la biforcazione (di fronte a noi) che porta all’ingresso delle grotte e si inizia a salire il versante boscoso con molte svolte. La vegetazione è davvero bella ed è formata in prevalenza da Carpino nero (Ostrya carpinifolia) accompagnato da un sottobosco particolarmente ricco. Si arriva al centro del vallone e si può notare come abbiano preso la prevalenza altri alberi tra i quali l’Acero di monte (Acer pseudoplatanus) e qualche Tiglio (Tilia cordata, Tilia plathyphyllos). Si oltrepassa il vallone e si raggiunge, poco dopo, la mulattiera che porta al centro di Oliero a poca distanza dall’ingresso delle grotte.
Itinerari Granezza
1. BOCCHETTA GRANEZZA - BOCCHETTA GRANEZZA
Durata: 4-5 ore;
Tappe del percorso: Bocchetta Granezza (1269 m), Malga M. Corno (1327 m), Valle Granezza di Gallio, Turcio (1087 m), Billeraut - Bivio Lucca (1063 m); Barental (1° Cimitero Inglese del sito, 1198 m), Bivio Pria dell’acqua, Pian della Pecca, Malga Pian di Granezza (1251 m) e 2° Cimitero inglese, Bocchetta Granezza; Dislivello: 38 m;
Difficoltà: abbastanza impegnativo solo il tratto Pria dell’Acqua – Pian di Granezza;
Come arrivare alla partenza:da Lusiana, si sale verso Asiago e alla prima importante confluenza si devia a sinistra per il Rifugio Monte Corno, proseguendo sull’asfalto fino a Bocchetta Granezza.
Periodo consigliato:da giugno a settembre;
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.
Dalla Bocchetta si oltrepassa sulla destra il Rifugio Monte Corno e si sale tra la stele del Caduto Ignoto per la libertà e il pascolo della Malga Corno, le si passa accanto e, prima del bivio per le Malghe Campo, si devia a sinistra sulla strada sterrata che scende via via lungo la Valle Granezza di Gallio. Si cammina tra radure e ritagli di pascolo (con qualche pozza d’alpeggio), boschi di faggio e d’abete e dopo alcune anse il percorso diventa un rettilineo quasi ininterrotto fino all’inserimento con la provinciale della Fratellanza. Si svolta a sinistra, si oltrepassa il Turcio (con il “suo” faggio secolare) e si prosegue sull’asfalto per circa un chilometro. Arrivati alla curva del lungo rettilineo che porta ad Asiago – nei pressi del bivio per i Campi di Golf – si devia sinistra sulla strada sterrata, che rasenta le cupe abetaie del Billeraut. Al successivo Bivio Lucca si gira ancora a sinistra e si comincia a risalire il Barental, tra due ali di boschi fitti e ombrosi che non nascondono del tutto le tracce della Grande Guerra (trincee, camminamenti, gallerie...). A circa 750 m dal bivio, sul fianco destro si trovano gli Ospedaletti, manufatti bellici di cemento ancora ben conservati. Più avanti ecco a sinistra il British Military Cemetery, il cimitero militare inglese del Barental, che con le sue 126 tombe allineate merita senza dubbio d’essere visitato come momento di riflessione e implicita “lezione” di civiltà. Cinquecento metri più avanti, al bivio della Pria dell’Acqua, si prende la sinistra per affrontare le ben note puntare di Granezza, il tratto in salita che costeggia il bosco sul versante orientale del Raitertal. A circa 750 metri da qui si può sostare davanti alla Lapide, la lastra marmorea commemorativa del passaggio delle truppe italiane dirette al fronte. Proseguendo in linea si attraversa le radure pascolive del Pian della Pecca (superando a sinistra l’accesso all’ex Malga Pecca) e si raggiunge il colmo, quasi di fronte al Sacello dei Partigiani Caduti (vicinissimo al Rifugio Granezza). Si continua assai agevolmente lungo il rettilineo del Pian di Granezza con la bella malga omonima in vista, non molto lontana da un secondo Cimitero Inglese (142 tombe) sulla sinistra. Infine, dopo una breve salita, si raggiunge la Bocchetta.
2. TRINCERAMENTI DEL M.TE CORNO
Durata: circa due ore;
Tappe del percorso: Cimitero Inglese di Granezza (1260 m), Monte Corno (1383 m);
Difficoltà: nessuna;
Come arrivare alla partenza: da Bocchetta Granezza (“porta”d’accesso al sito) si scende in direzione Asiago lungo la strada che dimezza il Pian di Granezza. A 300 m circa si devia a destra e si raggiunge in breve il Cimitero Inglese.
Periodo consigliato: da maggio a ottobre;
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25.000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.
Il Cimitero Inglese di Granezza (quello del Barental è a circa 4,5 km da qui) conserva le salme di 142 giovani soldati britannici caduti quassù nella guerra ’15-’18 e merita una sosta meditativa con la lettura, seppur approssimativa, delle epigrafi dei loro familiari. Ci si dirige poi verso nord, seguendo la traccia di un trincerone non sempre evidente ed entrando via via in un bosco misto (faggio e abete rosso), abbastanza fitto da mascherare delle gallerie belliche. Ben presto ecco i trinceramenti (parzialmente restaurati) del Monte Corno, disposti ad arco e orientati a nord-ovest, verso cioè la Piana di Granezza e il Pian della Pecca. Si tratta di un sistema difensivo mai direttamente interessato dalle operazioni belliche (grazie alla strenua tenuta della prima linea italiana nel settore Zovetto, Lemerle, Kaberlaba, Echar). Riprendendo il cammino si oltrepassa una valletta e si entra in un bosco d’alberi alti e maestosi, dopo di che il sentiero ricalca un antico viottolo e raggiunge la spianata di una formazione di abeti rossi (una piantagione) dovuta al rimboschimento di un pascolo abbandonato (lo dimostra l’evidente traccia circolare della pozza d’alpeggio). Si arriva quindi sul Monte Corno, con la singolare visione della “Città di roccia”, un dedalo di fessurazioni, corridoi e scafe di roccia rossastra (o rosata) che ricorda l’aspetto di un centro abitato. La pietra è il cosiddetto Rosso Ammonitico per via dei numerosi fossili di Ammoniti in essa conservate e databili a 150 milioni di anni fa. Lasciata la sommità del M. Corno si comincia a scendere verso est lungo una schiera di svettanti abeti fino a sopraggiungere sul fondovalle Granezza di Gallio, “un’isolata e disabitata vallata dal fondo piatto, modellata dal carsismo e un tempo utilizzata come via di transumanza. Risalendo verso la testata della valle si incontra uno splendido recinto di laste, ancora perfettamente conservato, che serviva per la sosta delle mandrie in transito o per il concentramento del bestiame durante le operazioni di marchiatura, controllo dei capi, mandratura, ecc.” Continuando sulla carrareccia si arriva alla Malga Monte Corno e da qui alla caratteristica stele commemorativa dei Caduti per la Libertà. Si scende ancora attraverso il pascolo fiancheggiando il Giardino Alpino e si ritorna alla Bocchetta.
3. VISITA AL GIARDINO BOTANICO
Il Giardino è situato a qualche centinaio di passi dal Rifugio Monte Corno, nel versante meridionale del Monte Corno, sopra una rupe cespugliata e alberata facilmente riconoscibile sia per le bancate calcaree (dalle evidenti stratificazioni), molto erose e di color rosato e sia per la staccionata in legno che ne delimita la superficie (di 4700 metri quadri).
Pur con un’estensione non certo ampia, il Giardino contempla i principali ambienti vegetazionali altopianesi, partendo da quello semiacquatico (o umido) della pozza d’alpeggio circolare posta all’infuori dalla staccionata (e che vale la pena di osservare prima di visitare il Giardino vero e proprio).
Varcato l’ingresso si trova a destra una piccola pozza d’acqua (alimentata da una condotta dall’alto), approntata per accogliere la flora e la fauna tipiche e si passa subito sotto alla parete della roccera con le piante di fessura (vedi le sassifraghe). Da qui sul sentierino di destra si sale tra le superfici riservate alla collezione botanica e alle piante officinali.
Al primo incrocio si può deviare a sinistra per vedere da vicino le “piattaforme” di rosso ammonitico (con le impronte dei fossili tipici), l’angolo delle felci, il sorbo montano e infine il bordo della roccera. Ritornati sui propri passi si sale gradualmente tra le aiuole verso gli ambienti delle conifere, il prato-pascolo, il ghiaione e, da ultimo, il pascolo d’alta quota.
Con le sue oltre 350 specie vegetali presenti, il Giardino documenta abbondantemente sia il corredo floristico spontaneo esistente nel medesimo comprensorio (genziana di Clusius, scilla silvestre, veratro comune, narciso dei poeti, orchide sambucina, senecione di gaudin, genziana maggiore, geranio crestato ecc.) sia altre specie presenti in vari punti dell’altopiano, comprese quelle dei siti più lontani e disparati (o delle montagne vicine).
Ci sono infatti fiori di pregio quali la splendida pianella della madonna (la maggiore delle nostre orchidee), il papavero alpino, la mitica edelwiss, la regina delle alpi, le dafne, i rododendri, il giglio carniolico, il fiordaliso di monte, il doronico dei macereti, il martagone e la sua varietà albina, il fiordaliso rapontico, il giglio di monte, la linaiola alpina, l’iris sibirica e l’iris del cengio alto, ecc.
Fiori appariscenti dunque e magari ben noti che colpiscono per l’unicità del portamento o per il profumo o per la policromia delle corolle, tuttavia il Giardino invita anche a guardare meglio, ad approfondire, perché le numerose specie di modeste dimensioni (non meno valide per grazia e perfezione), “pretendono” che ci si chini su di loro per osservarle da vicino e coglierne le minuzie e i dettagli.
Ovviamente le varie fioriture, oltre che essere spesso di breve durata, non avvengono in piena sincronia e bisognerebbe quindi visitare questo “osservatorio privilegiato a cielo aperto” in tempi successivi, a partire da aprile-maggio fino a settembre, certi che ogni volta c’è da assistere alla comparsa or d’una specie or d’un’altra. Ognuna ha il “suo” momento, vedi a maggio per il narciso e per l’orchide sambucina, a giugno per la pianella e il fiordaliso montano, a luglio per il papavero alpino, l’iris sibirica, l’aconito o la cicerbita, ad agosto per la genziana asclepiadea...
L’interesse naturalistico poi non si esaurisce con il momento della fioritura e dell’impollinazione, ma continua anche in quello, più tardivo, della maturazione dei frutti e dei semi. Senza dubbio sono gli insetti impollinatori che incuriosiscono maggiormente sia per il loro modo d’adeguarsi a ogni tipo di corolla (vedi ai fiori delle labiate o delle scrofulariacee), sia per lo zelo profuso nella ricerca del nettare (vedi la “perquisizione” dei fitti capolini delle composite). Si può verificare nel contempo quali siano i fiori preferiti, cioè i più visitati e accorgersi che non necessariamente sono i più vistosi.
Il Giardino in ogni caso e in ogni stagione merita comunque il massimo rispetto per la sua struttura e per ogni sua singola offerta, soprattutto per le specie rare o le più spettacolari perché han richiesto e richiedono cure e attenzioni particolari, oltre al “sacrificio” del loro prelevamento dall’ambiente d’origine per essere agevolmente ammirate da tutti.
4. BOCCHETTA GRANEZZA - BOCCHETTA PAU'
Durata: 4 ore circa.
Tappe del percorso: Bocchetta Granezza (1269 m), Pozza del Larghetto, Sarsena, M.ga Serona, M.ga Foraoro (1376 m), M. Foraoro (falde), M. Cucco (falde), Bocchetta Paù (1286 m).
Dislivello: 23 m.
Difficoltà: nessuna. Come arrivare alla partenza, dal centro di Lusiana: si sale verso Asiago e alla prima importante confluenza si devia a sinistra per il Rifugio Monte Corno; da Asiago, si prende la strada per Bassano e, al Bivio Lucca, si continua lungo il Barental, si supera il British Military Cemetery e al bivio successivo si sale a sinistra proseguendo fino alla Bocchetta (di fronte al Rifugio M. Corno).
Periodo consigliato: da aprile a ottobre (consigliatissimo maggio).
Cartografia consigliata: Sentieri, Altopiano dei Sette Comuni (1:25000), Sezioni Vicentine del CAI, 2004.
Partiamo dunque da Bocchetta Granezza seguendo, fra le tante indicazioni di lato, quella del Giro delle malghe o del Cavalletto British Military Cemetery.
E’ una strada panoramica di vecchia data (vedi i paracarri di pietra che talora la delimitano), che contempla dall’alto la digradante pedemontana e la pianura vicentina. Subito sotto, bene esposta, ecco la bella Malga Mazze inferiori e, sopra, Malga Mazze superiori, ambedue in mezzo alle “città di roccia” in rosso ammonitico.
A maggio i pascoli biancheggiano, “ondeggiano” di narcisi e il vento ce ne riporta tutta la fragranza.
La flora alpina è qui in anticipo sul resto dell’Altopiano e annovera altre specie di pregio, tra le quali, ad esempio, l’Orchide sambucina o il Geranio crestato.
Boschi misti ai lati (carpini, abeti, sorbi montani, faggi, noccioli ecc.), con una presenza che non può non essere notata, quella di una robusta ombrellifera a fiori bianchi, la Cicutaria fetida (Molospermum peloponnesiacum). Al primo evidente bivio seguiamo la strada bianca di destra, tra pascoli aperti a sud e scarpate di calcare grigio. Sotto strada un’altra bella malga, Malga Fonte. Al secondo bivio ci teniamo sulla sinistra.
Altre malghe più o meno visibili: dapprima: M.ga di Fondi, in alto a destra, più avanti, M.ga Serona, ben evidente alla nostra sinistra, la quale merita una sosta contemplativa del paesaggio. Quindi Malga Foraoro, che anticipa di un bel po’ la successiva, sottostante M.ga Sunio. Questo lungo tratto tra le malghe può definirsi una vera e propria riviera dei fiori di montagna, con un’altitudine che s’avvicina ai 1400 metri. La vegetazione ad alto fusto dirada o scompare, le praterie quasi precipitano verso il piano e la strada corre...incontro al mondo!
Il M. Summano è di fronte, dietro il Pasubio e il Novegno, in basso, distesi ai nostri piedi, gli operosi centri di Piovene e di Chiuppano. I canti primaverili rivelano la presenza del Prispolone, dello Strillozzo, dello Zigolo giallo... Dopo la lunga balconata sullo sbocco della Valdastico, si entra nella faggeta e si procede agevolmente fin quasi alla carrareccia d’ingresso di M. Sunio (sulla sinistra) per poi scendere a serpentina nel bosco misto fino all’invaso di Bocchetta Paù, provvisto di aree adibite alla sosta.
Da qui alla strettoia della bocchetta con la strepitosa vista sulla vallata il passo è breve e vale senza dubbio la pena affacciarvisi per guardarsi attorno, attenti alle varietà floristiche e ai grandi scenari, non ultime le pareti a strapiombo delle vette contigue: Sogio Vasaro (1409 m), Cima Favaro (1433 m), Cima del Gallo (1417).
Itinerari Massiccio del Grappa
1. LA GUSELLA
Dove si trova L’itinerario compie un percorso ad anello nei pressi della svettante guglia conosciuta come “la Gusella”, posta tra le case di Cismon del Grappa e le pendici della montagna.
Come arrivare alla partenza Si raggiunge Cismon del Grappa lungo la Valle del Brenta e ci si dirige verso il centro del paese. Presso le prime case poste a meridione, di fronte all’Albergo alla Posta, è situato il punto di partenza.
Segnavia CAI. N° 20 (ma relativamente al tratto qui descritto per la discesa)
Dislivello Circa 200 metri
Tempo di cammino Circa due ore (anello completo)
Percorso Sentiero scosceso per la salita e mulattiera per la discesa
Difficoltà Il sentiero proposto per la salita è un vero sentiero di montagna, ripido e faticoso
Tavolette IGM. Monte Grappa, Arsiè
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
E’ un percorso ad anello che compie un giro nei pressi della guglia della Gusella. Dalla piazza si ritorna al ponte sulla Val Goccia, da dove si segue una stradina che costeggia un greto sulla destra orografica (lato nord) fino a trovare una deviazione poco dopo una briglia. Si passa sull’altro versante, si costeggia ancora ora con breve tratto di sentiero e si ritorna nuovamente sulla destra orografica. Di qui si abbandona il fondovalle e si inizia a salire. Il tracciato è evidente ma non comodo, ripido e a tratti sassoso. Guadagna rapidamente quota e porta ad una sella tra un enorme roccione e la parete della montagna. Ancora qualche metro e si trova la mulattiera lastricata che sale dalla piazza di Cismon (segnavia CAI n° 20). Si prosegue a salire lungo questa, compiendo alcune svolte davvero ardite incuneate tra la parete e la guglia e poi con altro breve tratto si arriva ad una caratteristica coppia di capitelli, eretti uno a fronte dell’altro e uniti da un piccolo tetto. Questo può essere il nostro punto di arrivo.
NB. Chi volesse proseguire, può raggiungere sulla sinistra l’alpeggio di Col dei Prai, mentre proseguendo dritti, Cima Grappa (quasi tre ore di cammino) o Magnola.
Il ritorno a Cismon, per completare l’anello, va fatto seguendo a ritroso integralmente la mulattiera lastricata.
2. BOSCO DELLE FONTANE
Dove si trova L’itinerario compie un giro ad anello nella piana alluvionale del Brenta posta a meridione dell’abitato di Cismon del Grappa, tra l’attuale superstrada e il corso del fiume.
Come arrivare alla partenza Si raggiunge Cismon del Grappa lungo la Valle del Brenta e di qui si imbocca verso sud il tracciato, ora dismesso, della vecchia statale. Dopo circa un chilometro, presso un ponticello, è fissato il punto di partenza.
Segnavia CAI. Assenti (sono però presenti alcune tabelle specifiche del biotopo)
Dislivello Inesistente
Tempo di cammino Circa un’ora
Percorso Stradina e sentieri
Difficoltà Nessuna
Tavoletta IGM. Monte Grappa
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
E’ un tracciato che, per la parte maggiore, forma un grande anello all’interno del bosco. Lasciato alle spalle il punto di partenza, si imbocca una stradina che in direzione del Brenta (ovest) passa sotto il tracciato della superstrada e porta all’interno del Bosco delle Fontane. Raggiunto un punto sosta attrezzato (tavoli, panche), il tracciato si biforca. Conviene prendere la diramazione di destra (ovest) che gradualmente si avvicina al fiume, lo lambisce per lungo tratto e poi ritorna indietro all’interno del bosco, costeggia la superstrada e riporta al punto di sosta attrezzato e di qui al punto di partenza.
3. PIAN FARNE'
Dove si trova L’itinerario percorre un tracciato ad anello che si snoda tra le case di S. Nazario in Val Brenta e le sovrastanti pendici del Grappa.
Come arrivare alla partenza Si raggiunge la piazza del paese di S. Nazario con una deviazione dalla statale della Valle del Brenta (segnalazioni). La si oltrepassa verso nord mantenendo la via principale e si arriva ad un quadrivio (con vie Battistini e via Tittoni) presso il quale è fissato il punto di partenza.
Segnavia CAI. Il percorso solo per un primo breve tratto coincide con il segnavia CAI n° 38
Dislivello Circa 200 metri
Tempo di cammino Circa 2 ore
Percorso Sentiero
Difficoltà Nessuna, ma a tratti è un vero sentiero di montagna che richiede attenzione
Tavoletta IGM. Valstagna
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
E’ un percorso ad anello. Lasciato alle spalle il punto di partenza, si imbocca la mulattiera che risale la valletta. Dopo pochi minuti il segnavia gira a destra ed il nostro itinerario, invece, gira a sinistra e con qualche svolta prende a salire il lato solatio della valletta. Oltrepassa un bivio che lascia a sinistra, arriva ad un bel punto panoramico contrassegnato da una croce ben evidente. Si cambia esposizione e si va sul lato nord, si sale e si svolta in una valletta (trascurando un bivio che si lascia a destra) passando sotto una casa abbandonata. Dopo qualche tornante in discesa si riprende a salire e si arriva alla località Pian Farnè, dove, nei pressi di un’abitazione, è stata realizzata un’area sosta adibita anche ad “aula verde”.
Di qui inizia la discesa. Si prende il sentiero posto a lato della casetta e si inizia una discesa decisa che compie molte svolte con un tracciato a tratti disagevole. In breve si arriva al paese e si ritorna al punto di partenza imboccando la strada asfaltata verso sinistra (sud).
4. SENTIERO DEI BORGHI
Dove si trova L’itinerario compie un ampio tracciato ad anello che collega numerose borgate, appartenenti al comune di Solagna, poste alla base del Grappa.
Come arrivare alla partenza Il punto di partenza si trova nella zona ex fornaci a sud del paese, il bivio per il punto di partenza si trova a circa 100 m a sud della chiesa parrocchiale. Un breve tratto con 2 tornanti porta alla tabella all’inizio del percorso.
Segnavia CAI. Assente
Dislivello Circa 150 metri (numerosi saliscendi)
Tempo di cammino Circa 2 ore
Percorso Stradine, viottoli e un tratto di sentiero
Difficoltà Nessuna. Per la maggior parte il percorso fa parte de “Il sentiero del Brenta”, che da Bassano porta ad Oliero, di cui si segue la tabellazione. Alcuni tratti di strada sono inoltre di norma percorsi dal traffico veicolare. Tavoletta IGM. Bassano del Grappa
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
E’ un ampio giro ad anello reso possibile dall’unione di tratti di stradine diverse.
Lasciato alle spalle il punto di partenza, l’itinerario compie un ampio tracciato ad anello che collega numerose borgate, appartenenti al comune di Solagna, poste alla base del Grappa. Il punto di partenza è fissato nell’area Ex Fornace dove inizia un lunghissimo tratto in traversata, da sud verso nord e poi verso nord-ovest che lambisce alla base tutto il versante della montagna, collegando una dopo l’altra una serie di case e contrade. Il percorso è piacevole e semipianeggiante. In prossimità di una valletta accentuata si incrocia e si oltrepassa la strada che sale alle case Mattecci e alla chiesetta di S. Giorgio e si continua ancora a traversare fino a compiere una grande svolta che prelude ad un tratto più deciso di discesa. Giunti ad un quadrivio, si devia decisamente a destra (nord) abbandonando la zona abitata e andando ad attraversare un ambiente più naturale: tutta la base dello spallone su cui sorge la chiesetta di S. Giorgio. Si entra per un tratto in valle dei Cavallini e poi, lungo il fondovalle, si scende nei pressi della frazione Mignano.
Di qui si prende una stradina che porta verso il centro di Solagna toccando ancora case e contrade sparse si attraversa la ferrovia, raggiungendo poi il Municipio e si scende per la strada fino a costeggiare il fiume Brenta. Si cammina lungo il Brenta in direzione sud, si passa di fronte alla chiesa parrocchiale e circa 100 metri dopo si lascia la strada e si devia a sinistra, entrando tra le case e andando a raggiungere una stradina che con un paio di svolte passa al di sopra della ferrovia (zona di vecchie fornaci) tornando al punto di partenza.
5. MONTE CROCE - CORNON
Dove si trova L’itinerario compie un giro ad anello che si snoda tra le case di Pove del Grappa e le sovrastanti pendici della montagna.
Come arrivare alla partenza Raggiunta la piazza del paese di Pove, si imbocca via Marconi e, dopo poche decine di metri, si devia a sinistra (est) verso la montagna. Ad un quadrivio si imbocca la stradina più angusta che passa tra le case e un vecchio pozzo e poi inizia a salire. Ancora un breve tratto e poi la strada, ora alta sopra le case, s’appiana. Qui è fissato il punto di partenza.
Segnavia CAI. N° 50 (ma solo relativamente al tratto proposto per la discesa)
Dislivello Circa 300 metri
Tempo di cammino Circa 3 ore
Percorso Sentiero e mulattiera
Difficoltà Percorso facile, ma il tratto che attraversa la zona rupestre richiede attenzione e prudenza poiché il sentiero presenta qualche strapiombo a valle
Tavoletta IGM. Bassano del Grappa.
Informazioni Comunità Montana del Brenta (0424-99906)
E’ un percorso ad anello. Lasciato alle spalle il punto di partenza, si sale per una stradina che attraversa in diagonale un bel prato punteggiato di Olivi. Il percorso diviene ora un sentiero tra fitte siepi (luogo di massima diffusione del citato Asparago a foglie acute), che va seguito per un breve tratto fino a trovare sulla sinistra una deviazione. Si lascia il tracciato principale e si prende questa diramazione, che sale il versante con molte svolte all’interno di un rimboschimento a Pino nero (Pinus nigra). Si esce allo scoperto e si inizia ad attraversare in mezza costa un tratto scosceso e rupestre con magnifici colpi d’occhio verso il paese sottostante e lo sbocco della Valle del Brenta. Ma è anche un tratto sul quale bisogna fare attenzione per qualche strapiombo a valle. Il panorama è notevole e i colpi d’occhio verso il paese di Pove, sotto i nostri piedi, sorprendenti. Degna di nota anche la natura, soprattutto quella più capace di vivere sui suoli rupestri e di sfidare siccità e calura.
Si prosegue in leggera salita e si ritorna nel bosco, ora formato prevalentemente da Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e da altre caducifoglie. Qualche radura, a primavera, può regalare le stupende fioriture gialle dell’Emero (Coronilla emerus), una leguminosa affine alle Ginestre, abbinate alle fioriture bianche del Biancospino (Crataegus oxycantha). Il tratto in attraversata è abbastanza lungo ma non monotono e poi d’improvviso sbuca al Tempietto del Cornon. Qui si incrocia la mulattiera lastricata che da Pove sale a Campo Solagna (a quota circa 1000 metri, sull’orlo della zona più elevata del Grappa) che, invece, va percorsa a ritroso ritornando al paese e andando direttamente al punto di partenza.
Itinerari Monti Lessini - Pasubio - Piccole Dolomiti Vicentine
CARATTERISTICHE TECNICHE
Presentando l’Alta Via delle Vette Vicentine varie possibilità di percorrenza lungo itinerari diversificati, gli aspetti tecnici di seguito illustrati sono riferiti al tracciato con il massimo sviluppo, sia in quanto a dislivello che a lunghezza.
ITINERARIO
Partenza dai 1250 m del rifugio Bertagnoli in località La Piatta, nell’alta Val Chiampo, salita alla Sella del Campetto, discesa a Recoaro Mille e proseguimento per località La Gazza; salita al Passo della Lora e al Monte Obante con successiva discesa a Campogrosso; da Campogrosso si prosegue lungo il Sentiero d’Arroccamento sul Sengio Alto, scendendo al rifugio Balasso, da cui si prosegue fino al Colle Xomo; variante verso Monte Alba, Monte Rione e Monte Priaforà e ritorno al Colle Xomo; salita verso il Monte Pasubio lungo la Strada delle 52 Gallerie e discesa in Val Posina lungo la Val Sorapache; salita al Monte Maio per località Lambre, proseguimento in cresta verso il Monte Maggio e discesa finale al paese di Laghi (m 530).
L’Alta Via delle Vette Vicentine presenta lungo questo itinerario un dislivello di circa 6.200 metri e una lunghezza di circa 90 Km. La quota massima toccata sono i 2020 metri del Monte Obante, anche lungo la Strada delle 52 Gallerie sul Monte Pasubio vengono raggiunti i 2000 metri. La quota minima toccata dall’Alta Via è rappresentata dai 540 metri dell’abitato di Laghi, punto di inizio del percorso a nord-est. (In località Fusine, all’inizio della variante dell’Alta Via che sale dalla Val Posina alla conca del Novegno, viene toccata la quota minima di 465 metri).
La descrizione del percorso dell’Alta Via delle Vette Vicentine che segue nelle prossime pagine viene fatta partendo da sud-ovest, dove si trova il rifugio Bertagnoli alla Piatta nell’alta Valle del Chiampo, e proseguendo verso nord-est fino all’abitato di Laghi. E‘ ovvio che l’Alta Via può essere percorsa anche nel senso opposto e la scelta del verso di percorrenza è del tutto arbitraria e non vincolante per gli escursionisti.
Per ogni tratto descritto vengono indicati la numerazione dei sentieri CAI seguiti e il tempo medio di percorrenza.
1. VALLE DEI LAGHI
La Val di Laghi è conformata come un grosso ventaglio, delimitato in alto dalla dorsale montuosa che va dal Monte Maio al Monte Maggio e si prolunga verso il Cimone dei Laghi. L’Alta Via delle Vette Vicentine percorre quasi tutto il crinale che circonda la Val di Laghi, dal Monte Maio fino al Monte Gusella, nei cui pressi inizia l’omonima valle che conduce a Molini, frazione di Laghi situata alla base dei pendii montuosi e punto di inizio dell’Alta Via nel suo estremo nord-orientale.
2. VAL POSINA
Val Posina - Monte Maio
Il Monte Maio viene raggiunto da due possibili itinerari dell’Alta Via: uno segue la direttrice principale e conduce, attraverso contrada Lambre, alla cresta tra la Cima del Coston e il Monte Maio; la variante è la salita diretta dal centro di Posina fino alla vetta del Maio.
Monte Pasubio - Val Posina Per la Val Sorapache
Sentiero CAI: n. 377
Tempo di percorrenza: ore 2.50
Dalle Porte del Pasubio (m 1934), dove sorge il rifugio Papa, si imbocca il sentiero che scende nei pascoli verso nord-est, alla volta della Val Sorapache. Proseguendo tra conche erbose e macchie di pino mugo si raggiunge l’ex malga Pasubio di Sopra e quindi la malga Pasubietto, situata alla quota di m 1613. Continuando a scendere si arriva ben presto alla località Acque Fredde (m 1454), dove sgorga dalla roccia una delle più importanti sorgenti del Monte Pasubio.
La valle, dai versanti ripidi e selvaggi, progressivamente si restringe e il pino mugo lascia il posto al faggio, spesso contornato da arbusti e alberelli di salice. Proseguendo nella discesa il sentiero viene sostituito da una mulattiera e quindi da una stradina forestale, la quale sbuca in Val Posina alla quota di m 653, a metà strada fra le contrade Ganna e Doppio, nei pressi del ponte per contrada Lissa.
3. VAL LEOGRA
La Val Leogra è dominata in alto dal gruppo del Sengio Alto e dal Monte Pasubio, mentre alla sinistra idrografica si trova il Massiccio del Novegno. L’Alta Via delle Vette Vicentine raggiunge tutti questi gruppi montuosi, offrendo varie possibilità di percorrenza agli escursionisti.
Il Sengio Alto – come visto precedentemente – viene percorso sia in alto, lungo il Sentiero d’Arroccamento, sia in basso, alla base delle pareti di Baffelan e Cornetto. La salita al Pasubio può avvenire direttamente per la Val Canale oppure, dopo lo spostamento al Colle Xomo (m 1058), attraverso la famosa Strada delle 52 Gallerie. Dal Colle Xomo inizia la principale diramazione dell’Alta Via, vale a dire quella che conduce verso il Massiccio del Novegno e il Monte Priaforà.
Rifugio Balasso - Monte Pasubio
tale rimane fino all’immissione nella Strada degli Eroi, principale collegamento viario tra il Pian delle Fugazze e il rifugio Papa. La Strada degli Eroi, originariamente mulattiera poi trasformata in strada, venne dedicata nel 1938 a dodici medaglie d’oro al valor militare della prima guerra mondiale.
Dall’immissione nella strada, in poche centinaia di metri si raggiunge il rifugio Papa (m 1934), punto di incontro con il tracciato che sale al Pasubio attraverso la Strada delle Gallerie.
Rifugio Balasso - Colle Xomo - Monte Pasubio
Sentieri CAI: non segnalato - n. 311 – non segnalato – n. 322 – non segnalato – n. 366
Tempo di percorrenza: ore 6.00
Si lascia a destra il rifugio Balasso (m 983) e, oltrepassata la strada asfaltata per il Pian delle Fugazze, si inizia a salire nel bosco lungo una stradina, che in alto si restringe e si fa ripida. Dopo la congiunzione con il sentiero CAI n. 311, si arriva ad un incrocio nel bosco e si abbandona il sentiero in salita, che si ricongiunge con l’itinerario precedente, cominciando bruscamente a scendere nel solco della Val Canale.
Si attraversa la valle, portandosi alla sinistra idrografica, e si procede lungo il sentiero nella faggeta, al cospetto delle formidabili pareti rocciose del Soglio d’Uderle e del Soglio Rosso. Raggiunta la bella conca erbosa del Prà dei Penzi ci si immette nella strada asfaltata che conduce in pochi chilometri al Colle Xomo (m 1058).
Dal Colle Xomo si dirama l’itinerario verso il Novegno e il Priaforà e anche la discesa diretta verso l’abitato di Posina (vedi più avanti). Lasciato il Colle Xomo alla volta del Pasubio, si sale lungo il sentiero fino a Bocchetta Campiglia (m 1245), punto di inizio della Strada delle 52 Gallerie.
La Strada delle Gallerie è uno dei percorsi più famosi e frequentati dell’intero arco alpino, si snoda per 6,3 chilometri, 2,3 dei quali nelle 52 gallerie che la contraddistinguono, lungo il versante meridionale del Pasubio, a tratti incisa nelle pareti verticali. Fu realizzata dal genio militare italiano nel corso del 1917 quale via di ascesa e approvvigionamento per le truppe, sotto tiro rispetto alle artiglierie austriache. Seguendo la Strada delle Gallerie si raggiunge il rifugio Papa (m 1934), ricongiungendosi con la variante dell’Alta Via che sale direttamente dalla Val Canale.
Colle Xomo - Posina
Si tratta di una sorta di scorciatoia dell’Alta Via che permette di raggiungere il centro di Posina (m 540) direttamente dallo Xomo. Si segue la strada asfaltata per pochi minuti e quindi si imbocca un sentiero sulla destra, inoltrandosi nel prato. Si prosegue in discesa alla volta di contrada Zamboni, poco sopra della quale si attraversa la strada asfaltata. Da contrada Zamboni si prosegue verso Tezza Bisele e quindi verso il centro abitato di Posina.
Colle Xomo - Monte Priafora'
Sentieri CAI: non segnalato - n. 401 – non segnalato – n. 455 - 435
Tempo di percorrenza: ore 6.00
L’importante diramazione che inizia al Colle Xomo (m 1058) verso est permette di raggiungere il Massiccio del Novegno nella sua maggiore elevazione, il Monte Rione (m 1691), e quindi il Monte Priaforà (m 1659), vetta che domina la Val d’Astico e gli abitati di Arsiero e Velo d’Astico. Dalla piana sommitale del Novegno si può scendere a Fusine, frazione a valle di Posina, lungo una variante dell’Alta Via. L’itinerario completo prevede, una volta raggiunto il Priaforà, il ritorno alla volta del Colle Xomo per lo stesso percorso dell’andata.
Lasciato il Colle Xomo si inizia a salire il versante lungo la cresta che conduce, attraverso il prato e quindi il bosco, verso Cima Fratte e quindi Monte Alba (m 1220). Dal Monte Alba si continua sempre in cresta, passando da entrambi i versanti fino a raggiungere il Colletto di Posina (m 1057).
Dal Colletto comincia la salita verso il Massiccio del Novegno, seguendo la vecchia mulattiera risalente alla prima guerra mondiale che incide i ripidi versanti meridionali della montagna. Si raggiunge e si supera malga Fontana (m 1330), situata alle pendici delle pareti del Monte Calliano, detto anche Monte Ronchetta. Proseguendo nel bosco, in parte costituito da conifere messe a dimora dall’uomo, si raggiunge la selletta a est del Calliano, punto in cui la vista si apre verso la vallata di Posina e il Monte Maio. Tenendo la destra si prosegue alla volta del Monte Cogolo, di cui si sfiora la cima, e del successivo Monte Rione (m 1691), presso cui si trovano i resti di un forte militare italiano.
Lasciato il Rione si scende verso la grande conca sommitale del Massiccio del Novegno, nel cui fondo si trova l’omonima malga. Tenendo la sinistra si raggiunge ben presto il bivio con il sentiero che scende verso Fusine di Posina (vedi più avanti). Si prosegue diritti lungo l’anello di Busa Novegno e quindi si tiene la sinistra alla volta di malga Campedello.
Superata la malga, una leggera discesa conduce al Passo di Campedello (m 1437), punto di separazione tra il Massiccio del Novegno e il complesso Monte Giove-Priaforà. Dal passo una breve salita porta alla mulattiera che, percorrendo il versante occidentale della montagna, conduce alla base del cono sommitale del Priaforà. Una breve e ripida salita porta dapprima al grande foro nella roccia che dà il nome alla montagna, e quindi alla panoramica vetta del Monte Priaforà (m 1659).
Il ritorno dal Monte Priaforà al Colle Xomo deve essere fatto seguendo la via dell’andata.
Massiccio del Novegno - Fusine di Posina
Sentiero CAI: n. 488
Tempo di percorrenza: ore 2.20
Dalla conca sommitale del Massiccio del Novegno si può scendere nella vallata di Posina attraverso il Boalon del Novegno, arrivando alla frazione Fusine dopo avere toccato alcune contrade sparse nel versante della valle.
Il sentiero inizia poco sotto il Monte Rione e perde quota abbastanza rapidamente, addentrandosi ben presto in un bel ceduo invecchiato di faggio. Superata la parte più ripida e impervia del percorso si raggiunge dapprima contrada Boni, quindi Tezze Rossi e Caprini, da cui si scende in poco tempo alla frazione Fusine di Posina (m 456).
4. VALLE DELL'AGNO
L’alta Valle dell’Agno è circondata dalla corona delle Piccole Dolomiti, alle cui pendici, in una conca verdeggiante, si trova il paese di Recoaro Terme. Il S.I.C. “Monti Lessini – Pasubio – Piccole Dolomiti Vicentine” copre tutta la parte alta della vallata, spingendosi dalla cresta delle montagne fino a quote prossime ai 700 m, a pochi chilometri dall’abitato di Recoaro.
Nella Valle dell’Agno il percorso dell’Alta Via può essere raggiunto da almeno tre punti, e cioè dal Passo di Campogrosso (m 1456), da località La Gazza (m 1265) e da Recoaro Mille (m 1000). Il punto più logico per il concatenamento con il percorso che sale dalla Valle del Chiampo è Recoaro Mille, l’inizio dalle altre due località accorcia in parte il percorso complessivo dell’Alta Via.
La descrizione del tracciato viene sempre fatta con il senso di marcia che va da sud-ovest verso nord-est.
Campogrosso - Rifugio Balasso
Il Passo di Campogrosso (m 1456) si trova nel cuore delle Piccole Dolomiti, in una conca verdeggiante sovrastata dal Gruppo del Carega e dal Sengio Alto. Il proseguimento dell’Alta Via da Campogrosso verso il rifugio Balasso e il soprastante Monte Pasubio può avvenire secondo due itinerari, ben diversi in quanto a lunghezza e difficoltà. Uno è la Strada del Re, carrozzabile da tempo chiusa al traffico e ora comodo percorso pedonale, l’altro è la salita verso il Monte Baffelan e il proseguimento lungo il panoramico e a tratti esposto Sentiero d’Arroccamento. I due percorsi si ricongiungono poco prima dell’Ossario del Monte Pasubio, sacrario militare eretto sul Colle di Bellavista, sopra il rifugio Balasso.
Lungo entrambi i percorsi, poche centinaia di metri dopo Campogrosso, si lascia il comune di Recoaro Terme per entrare in quello di Valli del Pasubio, comune situato nella Val Leogra.
Gazza - Campogrosso
Sentiero CAI: n. 120
Tempo di percorrenza: ore 2.45
Dalla verdeggiante conca di Recoaro Mille si può salire lungo una serpeggiante stradina fino alla Sella del Campetto (m 1549), punto di raccordo con il percorso descritto precedentemente per la Valle del Chiampo. In tal caso l’Alta Via percorre la parte sommitale della Catena delle Tre Croci alla volta del Passo della Lora (Sentieri CAI n. 133 – 202).
Seguendo la direzione per il Colle della Gazza, da Recoaro Mille l’Alta Via coincide con il Sentiero dei Grandi Alberi, uno dei percorsi più interessanti e suggestivi delle Piccole Dolomiti.
Il Sentiero dei Grandi Alberi si snoda tra i pascoli dell’Altopiano delle Montagnole, toccando i numerosi patriarchi vegetali che da secoli sorvegliano il passaggio di viandanti, pastori ed escursionisti. Si percorrono stradine, mulattiere e tratti di sentiero, in piano o in dolci saliscendi, sempre costeggiando le selvagge pareti settentrionali della Catena delle Tre Croci. Oltre alle presenze arboree, lungo il Sentiero dei Grandi Alberi si incontrano alcune malghe caricate a bovini, distese di pascoli montani e interessanti biotopi, come le pozze d’alpeggio, il laghetto del Creme e la torbiera del Monte Rove, l’unica di tutto il Sito di Importanza Comunitaria “Monti Lessini – Pasubio – Piccole Dolomiti Vicentine”.
Recoaro Mille - Gazza
Sentiero CAI: n. 120
Tempo di percorrenza: ore 2.45
Dalla verdeggiante conca di Recoaro Mille si può salire lungo una serpeggiante stradina fino alla Sella del Campetto (m 1549), punto di raccordo con il percorso descritto precedentemente per la Valle del Chiampo. In tal caso l’Alta Via percorre la parte sommitale della Catena delle Tre Croci alla volta del Passo della Lora (Sentieri CAI n. 133 – 202).
Seguendo la direzione per il Colle della Gazza, da Recoaro Mille l’Alta Via coincide con il Sentiero dei Grandi Alberi, uno dei percorsi più interessanti e suggestivi delle Piccole Dolomiti.
Il Sentiero dei Grandi Alberi si snoda tra i pascoli dell’Altopiano delle Montagnole, toccando i numerosi patriarchi vegetali che da secoli sorvegliano il passaggio di viandanti, pastori ed escursionisti. Si percorrono stradine, mulattiere e tratti di sentiero, in piano o in dolci saliscendi, sempre costeggiando le selvagge pareti settentrionali della Catena delle Tre Croci. Oltre alle presenze arboree, lungo il Sentiero dei Grandi Alberi si incontrano alcune malghe caricate a bovini, distese di pascoli montani e interessanti biotopi, come le pozze d’alpeggio, il laghetto del Creme e la torbiera del Monte Rove, l’unica di tutto il Sito di Importanza Comunitaria “Monti Lessini – Pasubio – Piccole Dolomiti Vicentine”.
5. VALLI DEL CHIAMPO
Il S.I.C. “Monti Lessini – Pasubio – Piccole Dolomiti Vicentine” comprende la porzione sommitale dell’alta Valle del Chiampo e il suo confine passa nei pressi della frazione di Campodalbero, nel comune di Crespadoro. Il naturale punto di partenza dell’Alta Via è costituito dal rifugio Bertagnoli in località La Piatta, struttura ricettiva situata a 1250 metri di quota. In prossimità del rifugio si trova il Casello La Piatta, recentemente ristrutturato e adibito a sala polifunzionale e Centro di Educazione Naturalistica.
Dal rifugio Bertagnoli l’Alta Via offre due possibilità all’escursionista per raggiungere la cresta sommitale della Catena delle Tre Croci: una prevede la salita al Passo della Scagina (m 1548) e il proseguimento verso il Passo della Lora, l’altra la salita al Passo del Mesole (m 1546) e la continuazione verso la Sella del Campetto.
Passo della Scagina - Passo della Lora
Sentieri CAI: n. 221 - 202
Tempo di percorrenza: ore 2.30
Dal rifugio Bertagnoli si sale nel bosco finché si arriva a un capitello di ferro. Dal capitello si scende poche decine di metri lungo un sentiero attrezzato con qualche corda fissa (attenzione) e quindi, raggiunto il solco vallivo, si ricomincia a salire nel bosco rado e caratterizzato da faggio, pino mugo e pochi esemplari di carpino nero e maggiociondolo. Il sentiero si fa via via più ripido fino a sbucare sulla cresta che conduce ai 1548 metri del Passo della Scagina. Di qui e tenendo la destra si segue la mulattiera militare che riporta verso il Passo del Mesole, raggiunto dall’altra via di ascesa dal Bertagnoli.
Il naturale proseguimento è invece verso sinistra, alla volta del Passo Ristele e della vicina Malga Fraselle di Sopra. I verdeggianti pascoli della malga, tutt’ora caricata a ovini, vengono percorsi dalla mulattiera che prosegue serpeggiando verso il Passo Zevola, situato alla quota di m 1820 poco sotto l’omonimo Monte, raggiungibile con breve deviazione. Dal Passo Zevola l’Alta Via prosegue in discesa, lungo il sentiero che taglia coni detritici e mughete fino al Passo della Lora (m 1716), punto di incontro con il percorso che sale dal sottostante Colle della Gazza.
Passo del Mesole - Sella del Campetto - Recoaro Mille
Sentieri CAI: n. 207 – 202 - 133
Tempo di percorrenza: ore 3.00
Dal rifugio Bertagnoli si segue la strada sterrata, chiusa al traffico da una sbarra, fino a una vecchia cava di marmo. Dalla cava si prosegue in salita lungo un sentiero che, serpeggiando nel bosco di faggio, conduce alla soprastante mulattiera di arroccamento nei pressi del Passo del Mesole (m 1546).