La Signora Dalloway è un romanzo impossibile da portare in teatro.
Virginia Woolf con Henry James rivoluzionano la letteratura, quando ad un tratto decidono di celebrare le esequie del romanzo d’azione per battezzare una nuova avventura che deve essere tutta interna e interiore.

Potere sovrumano della passività rispetto al mondo esterno che diventa attività solo del pensiero e della pulsione intima. Ed anzi; più là fuori si intrecciano relazioni, affari, fatti, crimini e trionfi, e più dentro gli uomini affiorano rimpianti, fantasie negate, riscatti di cose non dette, desideri amputati, speranze di cambiamento. Non c’è alternativa alla vita se non quella- di certo irrealizzabile- che immaginiamo ogni giorno al contrario rispetto a quella che ci tocca. Ci tocca. Come se fossimo orologi sballati, casse arrugginite battute, martoriate, torturate da un pendolo che scandisce il nostro tempo, (The Hours, il titolo primo e provvisorio della Signora Dalloway; e non a caso la partitura drammaturgica recita: “Atto unico per Dodici rintocchi”).

Eppure nessun romanzo moderno è tanto classico come questo; ché in un mercoledì di giugno del 1923 dove Clarissa Dalloway e i suoi vecchi amici di Bourton si apprestano a ripartire dopo la guerra e la Spagnola grazie ad un festa borghesissima e privata che ha tutto il sapore d’un rito di liberazione dal male, il coro dei padri greci si fa presente ed assordante più che mai. Non più una schiera indefinita e corporea di uomini, donne, vecchi che assistono e consigliano la Storia, ma un universo perfettamente definito ma senza corpo “dell’altra parte di noi” che commenta, descrive, parla, s’interroga; “l’altra parte di noi” che vuole tracciare una vita parallela a quella che si snoda di fuori. Il coro sono le voci che ci parlano, ma che nessuno sente. Il coro sono le voci che quando abbiamo il coraggio d’ascoltare possono farci mutare direzione fino a farci impazzire e morire, (Septimus Warren Smith).

Mai come in questo momento - in un momento impossibile - ci voleva un romanzo impossibile. L’azzardo di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Anzi, vista la supremazia del mondo interiore: l’ostacolo oltre il cuore.

Biglietto intero: 28,00 euro
Biglietto over 65: 24,00 euro
Biglietto under 30: 18,00 euro

Categoria: Spettacoli
Data dell'evento:
25/09/2020 - 27/09/2020
Telefono: 0444 327393
Indirizzo: Teatro Olimpico - Piazza Matteotti, 11 Vicenza