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Il nostro viaggio enogastronomico in quest’area inizia da Valdastico,  la zona principale di allevamento della trota fario, la varietà più diffusa, a carne bianca e dal sapore molto delicato che possiamo trovare anche a Posina, Laghi, Velo d’Astico e Cismon. Non sono località individuate a caso, bensì quelle dove passano corsi d’acqua fresca, limpida e molto ossigenata, habitat ideale per la vita delle trote.

Salendo a Tonezza del Cimone è d’obbligo assaggiare un piatto davvero tipico: la patona, una sorta di polenta a base di patate e farina, condita con un soffritto di cipolla e ciccioli di maiale, da consumare sia morbida al cucchiaio, sia abbrustolita sulla griglia, con cotechino e crauti nella stagione fredda, oppure con uova e insalata di campo in primavera. In effetti, la coltivazione delle patate riesce a meraviglia in questi terreni e viene svolta secondo le antiche tradizioni contadine.

Di grande bontà sono, poi, le patate, i fagioli, il cavolo cappuccio e, in genere, gli ortaggi di Laghi. Grazie alle particolari favorevoli condizioni pedoclimatiche, infatti, gli orti che sorgono sui terrazzamenti, ricavati sui versanti della montagna, offrono produzioni dal sapore eccellente. Di qui il vanto dei celebri gnocchi locali e dei crauti. La montagna vicentina, dunque, è per antica tradizione un distretto favorevole alla coltura della patata.

Una tra le località dove ancora oggi viene prodotta in notevoli quantità è Posina, dove si possono trovare le migliori varietà. Ecco perchè un numero cospicuo di locali propone, nel menù, gnocchi rigorosamente casalinghi e altre specialità affini.
La produzione agricola di Posina, inoltre, ha un elemento di storico orgoglio nei fagioli, che qui esistono di due qualità: Scalda e Fagiolo di Spagna o Fagiolo del Papa. Si tratta di legumi dal sapore particolarmente dolce e dalla consistenza farinosa, perfetti stufati, nei minestroni, in insalata e per la pasta e fagioli.

Passando da Valli del Pasubio si notano le vetrine che i produttori sono soliti allestire lungo la strada in onore della soprèssa, tradizionale “souvenir gastronomico” di una gita da queste parti. Nonostante l’occasione migliore per conoscere questo prodotto rimanga la Festa della Soprèssa, che da oltre quarant’anni, in agosto, richiama migliaia di appassionati, in tutte le stagioni è ormai possibile assaporare questo gustoso insaccato, che qui gode di particolare rinomanza, sia per il calibro che per le materie prime utilizzate.

Primato di Torrebelvicino è, invece, la bondola, un insaccato di forma tondeggiante, con un impasto analogo al cotechino, che, però, si conserva per maggior tempo e può essere consumato fino a primavera, abbinato a salsa di rafano («cren»), radicchio di campo stufato o altre verdure bollite. Tra le antiche usanze locali, c’è quella di servire, per il giorno dell’Ascensione, la bondola con la lingua, taglio di carne inserito nell’insaccato intero o a pezzi.

Fra i tesori da far scoprire al palato, in quel di Schio ci sono due prodotti davvero pregiati: il formaggio Castelgrotta, di latte vaccino, a pasta semicotta, che si caratterizza per una stagionatura in grotta per un periodo minimo di cinque mesi; mentre il formaggio caprino di grotta, a pasta semidura, è prodotto esclusivamente con latte crudo di capra biologico.

Sono due i paesi della zona che si contendono la paternità e la ricetta segreta del liquore Girolimino: si tratta di Santorso e di Piovene Rocchette. L’antico infuso digestivo, a base di erbe, venne creato dai padri dell’Ordine dei Gerolimini tre secoli fa e ad agosto, sul monte Summano, si tiene la Festa del Girolimin, durante la quale si può assaggiare il liquore, prodotto per l’occasione.

Merita una sosta il comune di Caltrano. Qui i contadini di un tempo recuperavano le forme di formaggio non perfette e le sminuzzavano nel pignato, un contenitore di coccio, e bagnandole con vino bianco, ottenevano una sostanza cremosa, dal sapore piccante, da spalmare sul pane o da mangiare con la polenta, deliziosa per i palati che amano i gusti forti. Oggi, si usano saporiti formaggi di malga e ottimi vini di Breganze, per ottenere il formajo de pignato, che si può gustare a febbraio, per la festa di San Biagio, o a ottobre, per la festa del Ringraziamento.

Si giunge, così, finalmente, nella terra del mais marano, elemento base per un’ottima polenta. Questa varietà di mais, le cui pannocchie danno ottima e abbondante farina, con una percentuale di proteine più alta della norma, venne selezionata circa cent’anni fa. Rischiò poi di essere soppiantata dalle ibride pannocchie moderne, senz’altro quantitativamente migliori, ma la cui qualità non si può certo paragonare a quella della farina di mais Marano, oggi protetta da un apposito consorzio.

Originariamente tipici di Thiene, sono i bigoli co’ l’arna, pasta fresca all’uovo simile agli spaghetti, ma più grossi, trafilati a mano con il torcio, e condita con il ragù di anatra. Una delizia da leccarsi i baffi oggi apprezzata in tutta la provincia. Due sono le specialità gastronomiche di Villaverla: il formaggio verlata, che unisce al latte intero la panna, per accentuare la cremosità, e il caglio di agnello, per dare maggiore personalità al prodotto. Ottimo l’abbinamento con polenta e funghi.
Interessante anche la variante “ubriaca”, il Verlata al Clinto, posto a macerare sotto vinaccia per un paio di mesi, dalla vendemmia alla metà di novembre. Proprio il vino Clinto è l’altro prodotto tipico del luogo. Pur non potendosi dichiarare un vero e proprio vino, a causa di restrittive normative europee, che penalizzano le uve ibride, il Clinto è entrato da decenni nell’affetto della gente.

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