Alla scoperta dell’oro, dei gioielli e della storia dell’oreficeria di Vicenza

Vicenza oltre ad essere conosciuta come “La Città del Palladio” è nota come città dalla grande tradizione orafa ed è qui che si svolgono ogni anno, a gennaio e a settembre, due delle maggiori fiere internazionali del settore dell’oreficeria, della gioielleria, argenteria e pietre preziose.

La tradizione dell’arte orafa a Vicenza disegna un percorso tutto da scoprire che, partendo dalle antichissime origini delle lavorazioni artigianali, arriva a conoscere le grandi aziende del gioiello, che oggi esportano design e creazioni in tutto il mondo.

L’itinerario non può che iniziare dal Museo del Gioiello, spazio museale permanente di 410 metri quadrati collocato all’interno della Basilica Palladiana. Aperto al pubblico da fine 2014 è il primo museo in Italia e uno dei pochi al mondo dedicato esclusivamente al gioiello e si sviluppa in un percorso scientifico e didattico articolato su due livelli. Al piano terreno c’è la sala versatile dedicata alle esposizioni temporanee; al piano superiore, le nove sale espositive curate da esperti internazionali, che esprimono vari temi attraverso i gioielli: Simbolo, Magia, Funzione, Bellezza, Arte, Moda, Design, Icone, Futuro.

L’edizione 2017-2018 dell’allestimento del  Museo racconta il gioiello partendo dall’età del ferro arrivando fino alla visione futuristica, unendo epoche e Paesi e presentando dei pezzi mai visti prima in Europa. Nella sala Simbolo curata da Glenn Adamson, Direttore MAD – NY, il passato si ricongiunge al presente: in questa sezione è possibile ammirare il meraviglioso pettorale e la Corona della Madonna del Monte Berico, del 1900 in oro, oro bianco (metà oro, metà argento), diamanti, peridoto, ametista, rubini, zaffiri, perle, pietre colorate.

Il nostro percorso alla “scoperta dell’Oro” di Vicenza continua al Museo Archeologico e Naturalistico di Santa Corona. Qui si possono ammirare i primi esempi di quest’arte di origine antichissima. La tradizione orafa vicentina risale addirittura all’epoca paleoveneta quando, attorno all’VIII secolo a.C., gli antichi veneti iniziarono ad esprimere un artigianato capace di produrre oggetti quali laminette rettangolari, cerchietti singoli o collegati a bracciale, rotelline e altri oggetti di pregevolissima fattura.

Nel Museo civico di Palazzo Chiericati sono conservate le testimonianze della presenza longobarda sul territorio vicentino; si tratta, per lo più, di oggetti di corredo funebre, di resti antropologici, come linguette e placche da cintura, fibbie di scarpe e borse, armi, perle in pasta vitrea, pettini, gioielli e altri oggetti.

Una tappa importante, che testimonia l’arte orafa a Vicenza, proviene da uno Statuto comunale del 1339; nel documento si trova registrata la Fraglia degli Orefici, la quale veniva ammessa all’elezione di un membro del consiglio degli anziani e poteva partecipare attivamente alla vita economica e politica di Vicenza. La Fraglia degli Orefici era composta da ben 150 artigiani, un numero consistente se si considera che, a quel tempo, Vicenza contava poco meno di 20 mila abitanti; questi orefici lavoravano il metallo all’interno di botteghe prese in affitto dal Comune e collocate nel Peronio, ossia l’attuale piazza dei Signori. Ma è negli statuti approvati dal consiglio cittadino nel 1352 che troviamo l’elenco dei maestri confratelli iscritti alla Matricula, ossia i capitoli con le norme per il buon governo della fraglia.

La Matricula Vetus degli orefici di Vicenza (o Statum Aurificum Vicentiae) è conservata nella Biblioteca civica Bertoliana di Vicenza.

L’epoca tra la fine del XIII e il XV secolo offre interessanti lavori di oreficeria sacra, attualmente conservati nella diocesi di Vicenza. Ne è un esempio il Reliquiario della Santa Spina, con la reliquia della corona di spine di Gesù, donato nel 1259 dal re di Francia Luigi IX al vescovo vicentino Bartolomeo da Breganze che volle la costruzione della chiesa di Santa Corona per conservare la reliquia. Il Reliquiario è ora custodito e si può ammirare al Museo Diocesano di Vicenza. Altri esemplari dell’oreficeria sacra di impronta trecentesca, e conservati al Museo Diocesano, sono la statuina in argento della Madonna con Bambino e la Croce processionale.

Il periodo più fiorente dell’arte orafa nel Vicentino corrisponde ai secoli del Rinascimento e del Barocco. Nella matricola della fraglia degli orefici del 1536, figura Valerio Belli, orafo-incisore vicentino, amico di Michelangelo e Raffaello, e celebre per i cristalli di rocca, alcuni esposti al Museo di Palazzo Chiericati. Accanto a Valerio Belli, nella fraglia figuravano i nomi di altri maestri che vennero riconosciuti quali grandi interpreti dell’arte orafa, come Battista della Fede e un’intera famiglia di orefici provenienti da Schio: i Capobianco. Sappiamo che Battista della Fede era considerato un uomo di buona fama ed era il genero del famoso architetto Andrea Palladio. Giangiorgio Capobianco fu il maggior discepolo del Belli, anche se in realtà fu un emulo di Benvenuto Cellini, uno dei più noti orafi rinascimentali. E’ di quel periodo il modello della forma urbis di Vicenza, rivestito in argento, donato alla Madonna di Monte Berico per la scampata peste del 1576. Il manufatto è andato perduto durante l’occupazione napoleonica nel 1797, ma nel 2013 per volontà del Comitato per il gioiello di Vicenza e rifacendosi ad alcuni dipinti dell’epoca, il Gioiello di Vicenza è stato ricostruito ed è attualmente esposto nel Museo Diocesano di Vicenza. Il modellino ha diametro di 58 cm, è costituito da più di 300 edifici in miniatura, 61 dei quali rappresentano palazzi di rilievo storico. È realizzato in argento 925/1000 e il peso finale è di 15 kg; l’impegno complessivo per la lavorazione è stato di circa 2.000 ore di lavoro.

Il ciclo di affreschi di Giambattista Tiepolo a Villa Loschi Zileri Motterle, a Monteviale (VI), costituisce la più esaustiva raccolta di oreficeria del Settecento riprodotta con la tecnica pittorica.

La decorazione ad affresco di Giambattista Tiepolo presso la villa Cordellina, a Montecchio Maggiore (VI), si estende sulle pareti e sul soffitto del salone e i gioielli realizzati sugli affreschi  si fanno visibilmente più ricchi e abbondanti, alcuni particolari sono frutto dell’immaginazione del pittore stesso, tuttavia lo stile ricorda quello del tempo.

La produzione dell’oreficeria sacra dell’Ottocento lascia come esempi più interessanti tra le sue produzioni due opere: la Corona e il Pettorale della statua della Madonna di Monte Berico (attualmente esposti al Museo del Gioiello).

La Corona, voluta nel 1899 dai Padri Servi di Maria in occasione del Giubileo, fu opera magistrale dell’orafo Angelo Marangoni, che teneva bottega sotto le logge della Basilica palladiana, in collaborazione con il cesellatore Attilio Tosetti e i gioiellieri Michelon.

Tra gli orefici conosciuti che si occuparono di lavori di oreficeria liturgica spiccò a Vicenza, verso la metà del secolo, Luigi Merlo (1772 – 1850), un personaggio geniale, primo esempio di orafo meccanico: è il primo in tutte le Venezie a comprare, adattare, costruire e utilizzare macchine per l’oreficeria e le sue applicazioni pratiche nel settore orafo fecero di lui uno dei più importanti orafi meccanici del suo periodo, i cui lavori girarono in tutta Europa.

A Vicenza il XX secolo si aprì con un grande evento: l’inaugurazione della prima Fiera campionaria vicentina, il 15 agosto 1908. Alcune pubblicazioni considerano questa fiera, inaugurata dal podestà Piovene Porto Godi e dal senatore del Regno Guadino Colleoni, come la capostipite di tutte le future manifestazioni campionarie di Vicenza.

Già a fine Ottocento in città iniziarono a svilupparsi decine e decine di piccole aziende, per la maggior parte a carattere familiare, che gradatamente, mantenendo la tradizione orafa vicentina, hanno saputo proiettarsi sui mercati internazionali e ad innovare in senso creativo la loro produzione fino a dettare stili e tendenze di moda.

Ai giorni nostri, la globalizzazione dei mercati ha tolto spessore al tessuto industriale orafo e della gioielleria vicentino. L’evoluzione però ha portato all’affermazione di brand internazionali come FOPE (la più antica azienda, operativa dal 1922), oggi quotata in borsa, e nuovi marchi di tendenza come Marco Bicego, Roberto Coin, Misis, Pesavento e moltissime altre aziende leader nella gioielleria e per specifiche produzioni in oro o argento; ad esempio Colpo&Zilio, conosciuta a livello internazionale è specializzata in moschettoni e chiusure per gioielli e catename; Salin azienda orafa specializzata in casse per orologi, cinturini e fibbie in oro.

La tradizione dell’oro e della gioielleria a Vicenza continua anche attraverso le botteghe storiche e le lavorazioni artigianali che si tramandano da generazioni. Sono attività che conservano l’attenzione per l’alta qualità della produzione e spesso accompagnano la trasformazione del metallo con la  ricerca di nuove tendenze e stili; alcuni orafi sono anche commercianti che vendono direttamente la loro produzione. Tutto questo è ancora ben visibile nelle vetrine dei negozi di oreficeria, argenteria, gioielli e orologi, dislocati per lo più nel centro storico della città, vale a dire  la zona che da sempre è il cuore pulsante per i preziosi e dove si può trovare il meglio della produzione locale.

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GPS:45.546913, 11.546484

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