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Sovizzo è situato a circa 10 Km a ovest di Vicenza e il suo territorio si estende tra le ultime propaggini dei Monti Lessini meridionali e i Colli Berici.
Il paesaggio visto dall’alto sembra una mano aperta, dove il palmo rappresenta la pianura centrale e le dita le valli che si estendono tra le colline di Montecchio, la dorsale articolata di Sovizzo Colle e quella più regolare di Montemezzo. Tra queste alture si distinguono la lunga Valle dell’Onte e quella della Valdiezza.

La zona collinare raggiunge i 200 metri di quota ed è costituita da rocce prevalentemente calcaree, di origine sedimentaria, formatesi in ambiente marino tra 40 e 20 milioni di anni fa e successivamente emerse e modellate dall’erosione nelle forme naturali.
La pianura di Sovizzo, infatti, costituisce una particolarità morfologica del vicentino: trovandosi ad una quota di vari metri inferiore alla parallela Valle dell’Agno-Guà, tutta l’idrografia superficiale è costretta a scorrere verso est, così il Mezzarolo viene spinto nell’Onte e questo nel Valdiezza: qui si origina il fiume Retrone, che con percorso innaturale “risale” verso Vicenza.

In questo contesto favorevole la storia si è snodata per millenni, tanto che Sovizzo vanta i suoi primi ritrovamenti significativi a 5.000 anni fa. Scavi archeologici in Via degli Alpini, condotti negli anni ’90 dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto, hanno infatti accertato la frequentazione della zona in età tardo-neolitica ed eneolitica o del rame (fine IV- inizi III millennio a.C.) e su un antico dosso alluvionale è stato scoperto un complesso di strutture megalitiche con funzione sacrale-funeraria.

Sono sepolture costituite da accumuli ordinati di pietre alle quali si accede lungo un doppio corridoio di 25 metri marcato da grossi ciottoli fluviali allineati e da tre stele verticali di pietra all’ingresso. In uno dei circoli funerari è stato rinvenuto un corpo rannicchiato e semibruciato, corredato da punte di freccia in selce di pregevole fattura. Per l’unicità e l’importanza dei ritrovamento, riscontrabile con l’area megalitica di S. Martino di Aosta, si è attivata la costruzione in loco di un museo che valorizzerà anche altre pagine della storia di Sovizzo.
Si passa poi all’epoca romana, di cui si ha testimonianza in alcune antiche iscrizioni murate nelle chiese di San Daniele e di Sovizzo Colle, la più importante delle quali era dedicata alla Dea Diana ed è probabile che facesse parte di un tempio.
Tra il VI e l’VIII secolo s’insediavano a Sovizzo i Longobardi: in località Le Battaglie, toponimo quanto mai allusivo, fu scoperta all’inizio del secolo una grande necropoli con decine e decine di tombe corredate da moltissimo materiale tra cui: coltelli, spade, lance, umboni di scudo, fibbie, pettini, perle vitree e altri oggetti.

Dalle cronache del 773 risulta che Gaido duca di Vicenza cercò di fermare le truppe di Carlo Magno, ma proprio a Sovizzo subì una dura sconfitta.
A proposito dell’epoca medievale antichi autori affermano che “si vedono certi vestigi di un antichissimo castello nel Monte presso la Chiesa”: anche se i primi documenti lo citano agli inizi del Duecento, forse era un castello vescovile eretto verso il X secolo contro le invasioni degli Ungari, in quel fenomeno dell’“incastellamento” che certo ha significato molto per le nostre genti, se “Castello” viene ancora oggi chiamato il luogo dove sorge il gruppo parrocchiale di S. Maria Annunziata a Sovizzo Colle.

L’impostazione feudale del territorio segue da un lato il mantenimento dei privilegi della piramide sociale (vedi l’imperatore Federico Barbarossa, che nel 1158 conferma al vescovo di Vicenza i possedimenti di Montemezzo), dall’altra lo sviluppo di forme di autogoverno (vedi l’accordo del 1304 tra gli uomini di Sovizzo e quelli di Vigo che dimostra notevole potere decisionale), il tutto intervallato dal ventennio di regime di Ezzelino da Romano (XIII sec.).
Dopo, la sua storia seguente non mostra altri avvenimenti di particolare rilievo e segue quella del resto della provincia, legata quindi alle vicende degli Scaligeri, della Serenissima, delle famiglie notabili (come Bissari o Mocenigo) che costellavano il territorio di ville di pregio (tra tutte spiccano le attuali villa Curti e villa Pasqualotto).
Proprio attraverso un excursus delle ville, ma soprattutto delle numerose chiese presenti a Sovizzo, si possono ricostruire le vicende di un territorio e di una comunità con un’economia per secoli prevalentemente agricola e con una profonda spiritualità e vocazione religiosa, come testimonia la figura di Donna Vincenza Pasini.

Le chiese dislocate sul territorio (Santa Reparata a Vigo, Santa Maria Annunciata a Sovizzo Colle, San Bartolomeo a Montemezzo, Madonna del Carmine a San Daniele e la più recente Santa Maria Assunta a Sovizzo), rappresentano infatti una sorta di percorso storico – culturale che testimonia la stretta connessione di Sovizzo con le più ampie vicende ed avvenimenti che segnarono nel tempo, Vicenza.
In epoca più recente, Sovizzo fu coinvolta negli avvenimenti tragici della Prima Guerra Mondiale, non solo perché molti ragazzi e giovani sovizzesi morirono nel drammatico conflitto, ma anche perché il territorio locale fu teatro della Grande Guerra, ospitando il campo di aviazione militare in Via Valle, che fu un luogo strategico negli eventi bellici del 1917-18, da dove partirono raid aerei verso Innsbruck e Bolzano.

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